29 agosto 2007

Assieme è Amore


Le mura sono alte...
Le mura dentro di noi sono alte, le mura che costruiamo attorno a noi per proteggerci dagli altri sono molto alte. Eppure, nel nostro "castello incantato" che in qualche modo ci siamo creati, non stiamo affatto bene e vorremmo smurarlo e distruggerlo, aprire le porte e abbattere le pareti per far entrare tanta gente e festeggiare assieme la gioia di vivere che pervade il nostro essere.

Assieme, è questa la parola magica che cambia le cose, che cambia le realtà umane e che quasi le trasforma in divine.

Assieme, e non da soli, si può costruire qualcosa di importante, di profondamente bello, di utile agli altri, qualcosa di duraturo, qualcosa che lasci il segno.

Assieme è sempre più bello che da soli, e anche se perdere un po' di noi stessi è necessario per aprirsi agli altri e procedere insieme, esso è molto più conveniente che "tenersi tutto se stessi per se" perchè tale comportamento porta alla morte del proprio essere, conduce nel regno della tristezza e della solitudine, landa nella quale nessun uomo vorrebbe mai albergare. "Tenersi per se" è una difesa-triste e senza speranza, non lascia al cuore lo spazio di amare, soffoca le proprie volontà buone più profonde ed è una via impossibile da praticare per lungo tempo senza non diventare uomini peggiori, disumanizzati.

Assieme è proprio l'essenza della vita perchè l'essenza della vita è comunione. Comunione di intenti, comunione nel confronto reciproco e sincero, comunione nel confronto rispettoso delle idee degli altri, comunione nel bene e nel male, ma uniti profondamente da un vincolo inscindibile per sua stessa natura: l'essere tutti uomini e donne.

L'uomo è fatto per vivere assieme, non da solo. Vivere assieme ed amarsi è come accendere un bel fuoco in tempi freddi e burrascosi e starci davanti e scaldarsi fin quando se ne ha voglia e bisogno.

L'uomo è fatto per trovare questo fuoco, e una volta trovato per goderne a pieno di tutte le sue qualità e bontà. Quando avrà incontrato il buon fuoco dell'Amore che scalda e guarisce, condurrà altri a quel fuoco, perchè stare assieme davanti al fuoco e lasciarsi scaldare e lasciarsi inebriare da quel fuoco è molto più potente e molto più bello che starci da solo. Qual è infatti l'uomo che trova davvero una cosa buona e non lo dice ai suoi amici? Non esiste!

Perchè quando l'uomo sente qualcosa di bello nel cuore, allora sente allo stesso tempo il bisogno e la necessità di condividerlo con altri. Perchè il cuore dell'uomo è fatto per sentirsi assieme ai cuori degli altri. Quando due o più cuori stanno assieme, vivono assieme, ripongono fiducia l'uno nell'altro, è allora è soltanto allora che essi bruciano assieme di quell'Amore che supera i confini della realtà e del vissuto quotidiano e le fiamme di questo fuoco d'Amore scatenato dallo stare assieme, giunge fino al Cielo ed il Cielo ne è pienamente felice. Così il fuoco si spande, per sua stessa natura e brucia e l'ardore e l'Amore vivono in molti cuori di molti uomini e di molte donne.

...ma possono essere abbattute dall'Amore!


L'Amore è ciò che conta, ciò che cambia tutto, ciò che libera, ciò che fa nascere e crescere, ciò che rende sicuri i nostri passi nel cammino della vita. E l'Amore è assieme.

27 agosto 2007

La vita è questione di cuore

Non è proprio assolutamente possibile che la vita di un uomo sia solo una cosa del tipo "acquistare-vendere-comprare-girare-lavorare-sudare-avere-godere".

Nessun uomo può ragionare e vivere esclusivamente così e chi lo fa va profondamente incontro alla morte di se stesso. Per fortuna però, raramente un uomo, per quanto voglia essere "una macchina", riesce poi a fermarsi davvero ad una vita piatta e amorfa, senza cuore.

Un uomo è molto di più di questo. E un uomo, per quanto possa essere efficente, desideroso di avere e bramoso di possedere, per quanto desideri lavorare, acquistare e vendere, arricchirsi, costruirsi una grande casa, assicurare ai suoi cari ogni tipo di bene, si scontrerà, un giorno o l'altro con il proprio cuore che, se non sufficentemente ascoltato, potrà fare anche molti capricci e condurre l'uomo alla disperazione.

Disperazione significa "Stato d'animo conseguente alla perdita della speranza, caratterizzato da un insopportabile senso di scoraggiamento, di annichilimento". Non ascoltare il cuore porta allo sconforto, al non-capire, al non essere nemmeno più in grado di capire quali siano le cause di questo sconforto.

La disperazione è sintomatica del fatto di non guardare sufficentemente in alto e quindi, di non avere la Speranza. La Speranza conduce l'uomo lontano, gli mette le ali nella sua vita quotidiana, lo culla nel vento della brezza. Questo fa la Speranza e non l'illusione che invece inganna, parla e si fa sentire ma, in realtà, è soltanto un'ingannatrice.

Ciò che cambia profondamente la vita di un uomo e che lo rende davvero felice è ascoltare i battiti potenti del proprio cuore, là dove è scritta la Giustizia e la Verità di noi stessi. Ascoltare il cuore è energia vitale, è fantasia, è non-incasellamento, è come ascoltare e guardare un torrente che scorre, ed un torrente non è fermo, nè melmoso ma va veloce e l'unica cosa che possiamo fare è osservarlo, perchè non lo si può bloccare, a volte nemmeno interpretare. Ma ammirarlo è la cosa giusta da fare, incantarsi di quanto Amore Dio gli ha messo dentro, stupirsi di quanto alti e di quanti bassi possano essere i pensieri di un uomo. Scoprire l'abisso di non-Amore che nasconde il proprio cuore, riempirlo dell'Amore, curarlo con l'Amore, improfumarlo con l'Amore, massaggiarlo con l'Amore.

Quando il cuore si indurisce l'uomo si chiude in se stesso. Quando il cuore si addolcisce, l'uomo si apre alla vita, la affronta, la paura se ne va e l'uomo è libero. Quando il cuore vola, l'uomo vive, quando il cuore muore, l'uomo cammina verso la morte, anche se sembra vivere.

21 agosto 2007

Sii felice

Solo se sarai realmente profondamente felice donerai amore e pace agli altri e armonizzerai l'ambiente che è attorno a te.

Ma non aspettare che avvenga qualcosa di particolare per essere felice. Se così farai, troppo spesso saranno assolutamente vane le tue speranze perchè difficilmente nella tua vita accadranno cose che la sconvolgeranno.

Molto più saggia è la via della felicità-normale ovvero della vita quotidiana semplice, nuda e cruda. La via del ringraziamaneto per il grande dono della vita che Dio ci ha fatto. Infatti chi è nato da se stesso, o per volontà propria o esclusivamente per volontà dei propri genitori? La via del ringraziamento è una via alta e virtuosa e conduce alla spontaneità del cuore, lo riempie di grazia e di contentezza, conduce l'uomo ad essere allegro.

L'uomo allegro cammina con la Speranza nel cuore, che non è illusione o voglia di non vedere i problemi, ma è Speranza certa che, comunque vada, essendo figli di Dio, la fine terrena potrà andare come andrà, ma abbiamo un Padre che ci accoglierà per ciò che siamo. Questa certezza nel cuore cambia il comportamento dell'uomo e lo rende felice di esistere, felice di essere figlio, felice di esserci e di combattere assieme ad altri per costruire qualcosa insieme. Allegria poi non vuol dire stupida arroganza e goliardia senza senso: allegria vuol dire sentire il cuore amato, sentirsi amati e perciò, ridonare gratuitamente amore. L'amore non lo si può dare quando non ci sentiamo amati. E' proprio impossibile.

Il vizio delle etichette

Si pensa e si crede a volte, stupidamente, di poter incasellare la propria vita dando definizioni e delineando bene, almeno a parole, il proprio stato, sia interiore che esteriore.

Si cercano etichette da appiccicarci sopra come "ingegnere", "fruttivendolo", "cameriere", "prete", "puttana"... e dietro a queste ci si nasconde come se si fosse lontani dagli occhi di Dio. Così si agisce come un "ingegnere", come un "fruttivendolo", come una "puttana", dimenticando maledettamente che l'uomo è pur sempre uomo, la donna sempre donna e che non basta un documento che attesta i propri studi o un certo stile di vita per fare di quell'uomo un uomo.

Si cercano quelle etichette, etichette che poi spaventano perchè non rispecchiano profondamente noi stessi, noi che aneliamo a qualcosa di più di questo, ad un'umanità più grande e più vasta, ad una profondità di vita molto più ampia dei nostri stretti e grigi tunnel. Un respiro profondo, ampio, liberatorio che doni serenità ai nostri giorni e risposte alle domande delle profondità più assurde di noi, anche le più remote sconosciute anche a noi stessi. Così ci prepariamo, quasi come fossimo un bel pacchetto per gli altri, ci mettiamo la carta intorno, chi rossa e chi marrone, il nastro arricciolato e mettiamo anche un bel bigliettino di riconoscimento cosicchè gli altri sappiano chi siamo e non si pongano e non ci pongano inutili domande su di noi.

Così evitiamo il problema di essere veri ma finiamo tristemente con l'essere falsi.

Ma appena concluso il pacco, appena gli abbiamo posto sopra l'ultimo pezzettino di scotch ed è tutto chiuso, tristemente spesso guardiamo quel cartellino e leggiamo ciò che sopra vi sta scritto, che noi stessi abbiamo scritto o che abbiamo lasciato scrivere agli altri avendo paura di scrivere da soli, e non ci ritroviamo più in quella stupida definizione che ci eravamo attribuiti.

Così ci sentiamo tristi e senza futuro. Perchè il nostro pacco di noi stessi, non piace a noi stessi, noi che abbiamo fatto di tutto per divenire così, perchè avessimo quell'etichetta maledetta di cui tanto sentivamo il bisogno. Ma agendo così abbiamo soltanto pensato al fuori di noi, a ciò che gli altri pensavano di noi e a ciò che gli altri avrebbero voluto vedere in noi.

Poi però improvvisamente accade che la carta di quel pacco, perfetta all'apparenza, forse anche bella da vedere, viene strappata da qualcosa o da qualcuno, da qualche situazione che si viene a creare ed allora riaffiora ciò che sta dentro, che è ciò che conta veramente nel nostro essere uomini e donne dei nostri tempi. L'uomo torna così a respirare, a vivere e ad amare veramente, dal più profondo del suo cuore, senza poregiudizi e senza ipocrisie, nella libertà del suo essere e del suo esistere. L'uomo così rinasce e riaffiora di lui la verità profonda di se stesso, quella Verità che lo renderà libero e padrone delle proprie scelte, responsabile delle proprie azioni ma felice di esistere e di crescere.

Bisogna andare oltre a ciò che si vede per scoprire che ciò che si vede può essere visto con altri occhi. Soltanto allora ci vedremo bene, soltanto quando useremo più gli occhi del cuore che gli occhi della mente o soltanto gli occhi fisici.

La speranza è l'ultima a morire



Da qualche parte un giorno trovai questa frase

Le mura sono alte...
...ma il cielo lo è sempre di più!


E' questa Speranza che può muovere i passi di un uomo verso altro, verso nuove frontiere, verso una nuova vita, verso situazioni diverse, più umane e più belle da vivere.

E' questa Speranza che cura il cuore di un uomo stanco, affaticato, confuso, ma che ancora cammina sul proprio sentiero scegliendo ai vari bivi il percorso da percorrere, cercando nuove oasi e nuovi luoghi dove poter apprendere, capire, imparare, crescere ed amare.

E' questa Speranza che accende il cuore di quell'ardore d'Amore che fa superare ostacoli e incertezze e dispiega dinanzi al cammino dell'uomo il giusto percorso, se poi ne esiste uno giusto.

Perchè in realtà forse ogni cammino personale, così strettamente legato ai cammini personali degli altri, è il sentiero giusto per poter alzare gli occhi al cielo ed uscire, forse per un attimo, forse per sempre, dalle strette pareti della propria stanza e della propria vita quotidiana, ripetitiva e monotona, per approdare nell'infinita spiaggia del Cielo e dell'Amore. Ed è proprio da quel sentiero, da quella stanza, da quel percorso che già l'uomo sta affrontando, che l'uomo può ripartire, muovendo le corde che sono nascoste dentro di se per continuare su quello stesso sentiero ma in modo diverso, con una consapevolezza diversa di se stesso, della vita e degli altri. Il suo sguardo sarà diverso, il suo passo sarà più sicuro, la sua forza sarà moltiplicata e tutto sarà mosso in lui dalla Speranza che egli custodirà dentro al proprio cuore come fosse un tesoro prezioso da nascondere e conservare affinchè nessuno lo intocchi.

Alzando gli occhi al Cielo, scrollandosi di dosso la polvere, si può rinascere a vita nuova. Andando incontro all'Amore.

17 agosto 2007

Un minuto è come un fiammifero che è come la nostra intera vita

Ogni minuto che passa è un grande dono di Dio, non può essere sprecato. Esso è come un fiammifero e una volta acceso si brucia velocemente... però, in quella sua lenta velocità che lo conduce alla sua stessa morte, dà calore ed illumina ciò che ha attorno.

E seppur piccolo, un fiammifero può essere principio di un grande fuoco.

Ed il significato della nostra stessa vita è forse questo: illuminare e riscaldare ciò che abbiamo attorno, nel nostro breve minuto di vita.

02 agosto 2007

La storia del cinese

Un povero cinese suscitava la gelosia dei più ricchi del paese perché possedeva uno straordinario cavallo bianco. Ogni volta che gli offrivano una fortuna per acquistare l'animale, il vecchietto rispondeva: "Questo cavallo è molto più di un animale per me, è un amico, non posso venderlo". Un giorno, il cavallo sparì. I vicini radunati davanti alla stalla vuota, diedero il loro parere: "Povero idiota, dovevi prevedere che ti avrebbero rubato quella bestia. Perché non l'hai venduta? Che sfortuna!". Il contadino si mostrò più circospetto: "Non esageriamo", disse. "Diciamo che il cavallo non si trova più nella stalla. E' un dato di fatto. Tutto il resto è solo una vostra valutazione. Come faccio a sapere se è una fortuna o una sfortuna? Noi conosciamo solo un frammento della storia. Chi può sapere cosa succederà?". La gente prese in giro il vecchio. Da molto tempo lo consideravano un sempliciotto. Quindici giorni dopo, il cavallo bianco tornò. Non l'avevano rubato, era semplicemente scappato in campagna e di ritorno dalla fuga aveva portato con sé una dozzina di cavalli selvaggi. I paesani si assembrarono di nuovo: "Avevi ragione, non era una sfortuna, ma una benedizione".

I paesani si allontanarono, convinti che il vecchio sragionasse. Ricevere dodici bei cavalli era inevitabilmente un dono del Cielo. Chi poteva negarlo? Il figlio del contadini iniziò a domare i cavalli selvaggi. Uno di questi lo gettò a terra e lo calpestò. I paesani vennero ancora a dare il loro parere: "Povero amico! Avevi ragione, questi cavalli selvaggi non ti hanno portato fortuna. Adesso il tuo unico figlio è storpio. Chi ti aiuterà dunque nella vecchiaia? Sei davvero da compatire". "Vedremo", ribatté il contadino, "non precipitiamo le cose. Mio figlio ha perso l'uso delle gambe, tutto qui. Chi può dire cosa ci riserverà questo? La vita si presenta a pezzettini, nessuno può predire il futuro". Qualche tempo dopo, scoppiò la guerra e tutti i giovani del villaggio furono arruolati nell'esercito, tranne l'invalido. "Vecchio", si lamentarono i paesani, "avevi ragione, tuo figlio non può camminare ma resta con te, mentre invece i nostri figli vanno a farsi ammazzare".

"Vi prego", rispose il contadino, "non giudicate così in fretta. I vostri giovani sono stati arruolati nell'esercito, il mio resta a casa, è tutto quello che possiamo dire. Dio solo sa se è un bene o un male".