29 aprile 2010

Sulla strada della saggezza

- Per un anno, dovrai pagare una moneta a chi ti aggredirà – disse l’abate a un giovane desideroso di intraprendere il cammino spirituale.

Nei dodici mesi seguenti, il giovane pagava una moneta ogni volta che veniva aggredito. Alla fine dell’anno, tornò dall’abate per conoscere il passo successivo.

- Vai in città a comprarmi del cibo.

Appena il giovane fu uscito, l’abate si travestì da mendicante e si recò alla porta della città. Quando il giovane si avvicinò, cominciò a insultarlo.

- Che bello! – commentò il giovane. – Per un anno intero ho dovuto pagare, e adesso posso essere aggredito gratis, senza spendere niente!

Udendo questo, l’abate si tolse il travestimento.

- Chi non prende gli insulti seriamente, è sulla strada della saggezza.
 
 
Dalla newsletter Il Guerriero della Luce n. 223 di Paulo Coelho

26 aprile 2010

L'azienda è una filosofia


Lavorare per un'azienda non vuol dire soltanto eseguire le proprie mansioni ma vuol dire entrare a far parte di una certa filosofia aziendale, di uno stile che talvolta diviene proprio uno stile di vita tanto da non distinguere più l'uomo e la sua vita dalla sua vita lavorativa e dal suo livello professionale.

Tanto è assorbente il lavoro svolto che talvolta diviene praticamente parte integrante della vita di una persona che, in virtù di questo, cambia i suoi modi di fare, le sue attenzioni e le sue abitudini seguendo le linee dettate da chi è "più grande di te" ovvero più anziano ed esperto professionalmente, da chi ti comanda, da chi ha già riconosciuto buoni riconoscimenti e viene stimato per come ha lavorato e si è comportato.

Sostanzialmente questo accade quasi sempre quando si entra a far parte di qualsiasi organizzazione gerarchizzata: si tende a guardare - e guardando a prendere anche inconsciamente spunto - a chi ci è a capo e da chi ne è globalmente a capo, e scendendo per i rami della gerarchia, ognuno "guarda" il suo superiore. Per capirsi, è un po' lo stesso processo che fa ogni figlio con i propri genitori: lo guarda e fino ad una certa età ne assimila comportamenti e modi di fare anche senza rendersene conto. Facilmente se ne assimileranno presto buone e cattive abitudini, buone e cattive tendenze, e difficilmente si prenderanno solo gli spunti positivi tralasciando quelli negativi: è molto più facile infatti attaccare come un virus un vizio anzichè piantare e far attecchire bene nel cuore una virtù. E se questo è vero per quanto riguarda noi stessi - sempre pronti ad assimilare nuovi vizi e le stravaganze del caso tentando con fatica di crescere in qualche virtù - è ancor più vero quando cerchiamo di attaccare qualche virus buono a qualcun altro.

L'azienda è composta di persone, oltre che di strumenti tecnici, ma gli oggetti sono inanimati e dunque l'anima aziendale è composta dalle persone. La filosofia aziendale è guidata dalla filosofia dei capi dell'azienda e così, scendendo a cascata, tutti i membri ne acquisteranno tale filosofia: chi più chi meno, tutti saranno contagiati - per quanto lasceranno contagiarsi - dalle idee e dai modi di fare tacitamente imposti o portati avanti come quelli "corretti". Chi non entrerà pienamente nella filosofia cercando di non farsi contagiare, non sarà mai ben pienamente inserito nell'azienda, la sua produttività scenderà drasticamente e, cosa ancor più grave, egli danneggerà molto se stesso sentendosi una pecora nera in mezzo alle altre perchè sta cercando di andare controcorrente in un torrente in piena che si sta ingrossando per la pioggia che cade.

Morale della favola: cerca un'azienda la cui filosofia aziendale possa essere il più naturalmente possibile simile alla tua! In questo modo potrai essere più pienamente te stesso e realizzarti più facilmente professionalmente.

25 aprile 2010

Viva la Semplicità


Si può parlare di cose semplicissime, facendole sembrare le cose più difficili del mondo: questo è il meccanismo di coloro che vogliono darsi un tono, trasmettere a chi sta ascoltando che stiamo parlando di qualcosa di importante e che noi ne sappiamo più di tutti gli altri.

Si può parlare di cose difficili, facendole sembrare le cose più semplici che esistano sulla faccia della terra: questo è ciò che fanno i grandi uomini, le persone semplici, gli umili, i santi, i geni di tutti i tempi e di tutte le discipline.

Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna.
Albert Einstein

22 aprile 2010

Amore è fusione


L'Amore si realizza sempre nell'incontro di due desideri, di due volontà, di due storie le quali divengono un sol desiderio, una sola volontà, una sola storia.

E' lo scoppio di due scintille che moltiplicate assieme diventano fuoco che fonde e che fa sciogliere tutto se stessi, fin quando non c'è più niente di noi da dare, niente più da poter ricevere, perchè si è dato tutto e si è ricevuto tutto, facendo spazio in noi dando, per poter ricevere ancor più l'amato che a noi si dona.

L'amato e l'amante - alternandosi nelle parti - si danno svuotandosi e si ricevono, riempendosi, si svuotano di se stessi riempiendosi dell'altro, tanto da rassomigliare all'amante, tanto da divenire da amato ad amante, da amante ad amato fino a non distinguere più l'amato nell'amante e l'amante nell'amato, divenuti da due fiamme una sola fiamma, da due luci una sola luce, da due calori un unico calore, da due cuori un solo cuore, fuso, per Amore.

E non esiste più l'amato nell'amante nè l'amante nell'amato, nè il cuore, nè la cera che si scioglie, nè lo stoppino che brucia perchè tutto si è trasformato e rimane solo l'Amore.

12 aprile 2010

Lentamente muore, lentamente si vive



Vivere vuol dire pensare: chi smette di pensare muore, anzi, è già morto, anche se cammina.

Pensare non vuol dire infilarsi in quei tunnel della mente dove non si trova più via d'uscita: pensare vuol dire ragionare e ragionare può condurre a soluzioni e scoperte. C'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, e non è mai tempo buttato. Anzi, non pensare è completamente letale perchè non pensare comporta, come conseguenza, l'andare dietro come le pecore, ed a volte come pecore cieche: il rischio è che, se il pastore che seguiamo non è buono e non pensa al nostro bene, bensì al suo bene personale, ci porta dove non vorremmo trovarci e ci conduce là dove non c'è davvero niente di buono.

Non esiste solo ciò che si vede, anzi, siamo pieni di cose esistenti che non si vedono: sentimenti, paure, idee, pensieri, preoccupazioni, gioie che nascono dal profondo. Chi mette da parte ciò che sente, di bello e di brutto, di positivo e di negativo, chi non ascolta se stesso, le aspirazioni profonde del proprio cuore, chi non cerca la realizzazione della propria anima ancor prima che delle proprie finanze, è un morto e già sta morendo e già puzza come un cadavere.

Non è detto che subito s'intuisca, si capisca, si trovi e si persegua perfettamente il cammino che conduce alla Vita: quel che conta è cercarlo. E quando lo si trova un po', quando di questo sentiero prezioso se ne trova una pietra, va custodita gelosamente, mostrata ogni tanto agli amici e posta accanto alle altre affinché ossiamo camminare passo dopo passo ricordandosi sempre che non si possono fare troppi passi tutti insieme e che è sempre meglio andare piano se si vuole arrivare lontano.

Perchè la strada è ancora lunga, ed imprevedibile. Ed alcuni hanno pensato e pansano anche per noi, così che ache noi godiamo e possiamo trarre giovamento dai loro momenti vuoti, dai loro dubbi, dalle loro circostanze, dalle loro difficoltà affrontate e vinte, oppure perse, da tutto l'intero arco della loro vita che diventa per noi la parabola di un continuo insegnamento, da raccogliere, diffondere e meditare.

05 aprile 2010

L'esperienza dei propri giorni

Come si può immaginare il proprio futuro dentro a certi confini prestabiliti, dentro a giornate tutte uguali, dentro a impegni mai esaltanti ma "da dover fare"?

Come si fa, come si fa, come si fa a rimanersene sempre nello stesso luogo per molto tempo, a fare tutti i giorni le stesse cose - essendo felici - a farle bene, a farsele piacere, a farsele andar ben anche se stanno strette, più strette della solita cintura quando s'ingrassa mangiando e rimangiando?

Com'è possibile resistere trent'anni così senza perdersi, senza smarrire quel che di più bello il cuore può celare, scoprire o contemplare? Come si fa a prendere gli stessi automezzi tutti i giorni, rinnovando di anno in anno quegli abbonamenti ingialliti ma utili, come si fa a non voler vedere i confini della terra ed ogni sua piccola e meravigliosa sfaccettatura? Davvero basterà osservare tutto dietro allo schermo di un pc, ammirando le montagne lontane sulla pagine web di qualche sconosciuto o di qualche quotidiano che inizia a faticare nella vendita di copie cartacee? Davvero bastano le trasmissioni che sono la sera in tv per allievare tutta la voglia di vita che risiede nella profondità di noi stessi? Davvero è utile un giornale per capire cosa stia davvero accadendo nel mondo?

Oppure è meglio partire, andare, vedere, scoprire, constatare, lasciarsi ricoprire dalla polvere della strada e scoprire il senso di ogni passo fatto, non fatto, pensato e ancora non vissuto. Oppure è meglio leggere un libro che parla ancora di un viaggiatore che va incontro all'infinito, scordandosi chi fosse quando era partito perché a niente contano le sue vittorie passate là dove sta dirigendo i propri passi, dove quelle vittorie sono niente, ma proprio niente - qui conta questo e quest'altro, il resto non serve a niente!

Vedere, vedere, osservare, capire. Guarda, puoi leggere tutti i libri che vuoi, vedere tutti i documentari possibili in tv o su internet, sentire il parere e l'esperienza di lui e di lei - dei primi e degli ultimi, dei vinti e dei vincitori - ma ciò che vivrai nei tuoi giorni, quel che vedrai, quel che sentirai, quel che la tua pelle sentirà, nessuno mai potrà cambiarlo, e quel che i tuoi giorni ti avranno insegnato in maniera incredibile, nessuna lezione a scuola o all'università potrà mai trasmetterlo con tale intensità con cui il tuo cuore l'ha registrata.

Se vuoi vedere com'è una cosa, parti e vedila con i tuoi occhi. Chi potrà dirti che sono solo "canzonette"? Chi potrà convincerti del contrario di ciò che tu avrai visto, toccato, assaporato, vissuto, sudato, di cui avrai fatto esperienza rischiando la tua stessa pelle?

04 aprile 2010

Per un solo giorno di Vera Gioia


Per un giorno di vera Gioia, Gioia con la G maiuscola, Gioia piena e gratificante in modo totale e vero, quanti giorni di strepiti e incertezze vanno affrontati?
 
Quante volte, quante sere siamo tornati a casa con le mani in tasca ed i dubbi nel taschino della camicia? Quanti giorni, quanti attimi ad interrogarci del perchè le cose vadano così, nel cercare soluzioni, nell'ipotizzare strade, nell'immaginare scenari belli - ma inesistenti - sognando occasioni che non esistono e possibilità di cui non si sente parlare da nessuna parte? Quante volte, quanti giorni così, difficili da vivere, stremanti, giorni in bilico, giorni di mezzo, giorni indefinibili?
 
Non si vivono giorni felici senza aver prima vissuto giorni stancanti e faticosi. I giorni faticosi sembrano le pietre della strada che, passando per la ricerca della serenità quotidiana, giunge al prato verde di giorni sotto il sole, costantemente abbronzati, felicemente abbronzati. Ed una volta faticato un po', si raggiunge sempre un punto un po' più in alto di prima: da qui le cose si vedono meglio di quando eravamo nel bel mezzo della foresta selvaggia col macete in mano e la cartina strappata nell'altra, senza capire dove poter dirigere i propri passi. Il paesaggio è pure bello e rilassante e riprendere fiato, sedersi, rilassarsi, è la cosa più bella ed emozionante del mondo.
 
Talvolta sembra davvero che certe difficoltà, siano veramente la strada per andare maggiormente incontro a quel che di molto bello ci aspetta dopo! Si tratta di scollinare la salita, di sudare per arrivare in cima, manetenendo costante in testa l'idea che questa fatica sia solo una cosa momentanea ed è l'idea che presto e più presto di quanto immaginiamo saremo in cima che ci spinge a continuare il percorso.

Ma la foresta è davvero intrigata e sembra che non riusciamo a venirne a capo. Talvolta la fatica del vivere è talmente grande che fatichiamo a tal punto che ci dimentichiamo della Gioia che ci attende arrivati in cima al percorso, quando felicemente ed in pace potremo voltarci indietro e riguardarlo, passo dopo passo, scoprendo in alcune difficoltà, in alcuni inconvenienti, le chiavi di alcune porte che si sono incredibilmente aperte, per noi.


E a volte, quando siamo intrigati nelle battaglie, sembra di morire per alcune cose che accadono: eppure ecco che dopo un po', si rinasce!  Ma ogni parto non è mai indolore ed ognuno sente il dolore delle proprie doglie e nessun altro può toglierle, diminuirle, anestetizzarle, guarirle. Finchè non si partorisce, i sintomi rimangono tutti. Nausee, vomiti, dolori, preoccupazioni, consigli letti da qualche parte sui libri, ma consigli che non aiutano più di tanto. 

Eppure l'ultima parola non è della morte, del dolore, dello sconforto, della solitudine!

L'ultima parola è bensì della Vita che, nonostante i nostri sbagli, le nostre chiusure, le nostre fragilità, sempre c'invita e ci sospinge a guardare le cose dal Suo Punto di vista: dal punto di vista di chi si è addosato su di se tutte le brutture del mondo trasformandole, non con le parole, non nei sogni o nelle novelle, non nelle barzellette disincantate, non nelle illusioni illusorie che non servono a niente, non nelle storie ascoltate alla tv, ma nella tua vita!

E potrai voltarti indietro e vedere tu stesso come nel tuo percorso di vita, la Vita stessa ti ha chiamato a se potentemente per donarti sacchi e ceste di Vera Gioia. Gioia talvolta nascosta dietro a vere e proprie difficoltà, dietro alle sconfitte, dietro alle incomprensioni, dietro ai maltrattamenti, dietro agli inganni e alle falsità dipinte bene. Gioia nascosta, ma presente, dietro ad ogni situazione di vita, anche se a volte dura da affrontare.

Gioia che si vede e che si intravede sempre, guardando bene. Gioia di un'altra possibilità offerta gratuitamente. Gioia di un perdono che fa rinascere. Gioia della stanchezza del percorso fatto. Gioia di una vita risorta, con fatica, grazie a Colui che è risorto per tutti, - Gesù! - Gioia delle Gioie, per farci godere di una Gioia Infinita - la quale ci attende alla fine del percorso ancor più di quanto oggi noi possiamo giovarne! - così ampia che ogni fatica si annulla, ogni pericolo diventa una sicurezza, ogni giorno sbagliato un Insegnamento, ogni frutto marcio concime buono per le prossime piante, ogni lacrima versata acqua irrigante, del proprio campo, ogni sconfitta un principio di vittoria futura, ogni sofferenza già un canto nuovo di Risurrezione!

01 aprile 2010

Ogni giorno ha un gusto diverso


Ogni giorno ha un gusto diverso dall'altro: uno é forte é deciso, un altro amaro che ti stura le budella, un altro ancora schietto e dolciastro.

Certo ognuno ha i suoi gusti preferiti in quanto ad alcolici, ma quel che é davvero bello é che si trovino l'uno di fianco all'altro sulla stessa mensola per formare, tutti insieme, una vita mai uguale a se stessa - tutt'al piu simile - ricca di sfumatore, gusti e sapori differenti.

Così il palato non si stanca di assaggiare giorni e sfumature e seppur le pupille gustative non siano sempre del tutto soddisfatte, esse hanno imparato che anche l'amaro é da assaporare e da tenere in bocca così che all'arrivo di ciò che è veramente dolce, anche l'amaro acquisti il suo senso nell'esaltar ancor piu la dolcezza ritrovata!