07 novembre 2010

Aria fresca e frizzantina, per respirare


Aria, ci vuole aria per respirare. L'alternativa di respirare, è soffocare. Si soffoca.

Nel susseguirsi di giorni veloci, intensi, scanditi da un ritmo che non ammette sbagli o ritardi: la polvere sale da terra e aprendo la bocca per l'affanno, si piazza in gola e la secca, togliendo la parola.

Si soffoca se non si trova una linea comune. Si soffoca nel rinfacciarsi quel che non si è fatto, quel che si è fatto male, quel che si poteva fare bene e lo si è fatto bene, quel che si "pretende" che avresti dovuto fare, che devi fare, devi fare, devi fare, dovevi fare.






Perchè ci vuole aria ad un certo punto, aria fresca e bisogna ritornare a respirare, cercare aria fresca, tornare a passeggiare nei sentieri meno battuti - ma che importa? - in quei sentieri dove si vede il cielo azzurro e paesaggi che "riaprono" a nuovi orizzonti. Orizzonti già calcati, orizzonti che sono immaginari nè irraggiungibilmente irraggiungibili, ma vicini, vicinissimi. E' sempre bene desiderare quel che si può raggiungere, in qualche modo, qualcosa di non ben definito, che non esiste, che forse un giorno esisterà.

Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos'è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.

Kahlil Gibran    ( chi era? )