24 maggio 2014

"Sì, ma lo faccio per divertimento" - è pubblicabile?


Questi quadri sono bellissimi!



E sono sicuro che c'è un pubblico, là fuori, che apprezzerebbe davvero quello che fai. Il problema è che se non ci credi tu, che sei l'artista, difficilmente le tue opere saranno conosciute, almeno per ora.

Ci sono persone che hanno dei talenti (innati, spesso anche mal coltivati) straordinari: pittori (veri pittori), scrittori (veri scrittori), fumettisti (veri fumettisti) che per vivere hanno scelto di non seguire i propri talenti, hanno scelto la sicurezza economica di una mansione uguale a tutte le altre e "spegnente", anziché arricchire il mondo con qualcosa di veramente particolare e bello.

Certo, c'è chi dice "e come biasimarli", alla fine bisogna pur mangiare.

Ma il mondo è meno ricco di cose belle, e con questa scelta, stai contribuendo ad imbruttirlo. Non coltivi il bello, ti sei accontentato del brutto.

"Sì, ma lo faccio solo per divertimento".

Sembra quasi che ogni artista, mai sazio delle sue stesse cose create, non comprenda quando qualcosa è pubblicabile - perché d'interesse per molti. Occorre uno specchio - un qualcun altro - che gli dia coraggio, che risponde lui al posto dell'artista alla domanda "è pubblicabile?" per far sì che tutto accada.

E allora accade l'incantesimo, il talento si realizza, la vita si compie, il possibile diventa reale, l'ordine delle cose riprende - e da tanto stava aspettando l'indugiare dell'uomo insicuro.

Che si riconoscesse per quello che è, l'artista, e che smettesse di coltivare l'insicurezza. Che si distanziasse - almeno per un attimo dalla sua opera - affinché la veda con gli occhi di tutti, per una cosa bella, per quello che è.

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