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15 settembre 2010

Artisti di strada, pittori del Cielo sotto il cielo

Un madonnaro che dipinge la Madonna - Foto tratta da http://www.albertoforlenza.it/ che mostra il madonnaro Alberto Forlenza mentre ritrae la Madonna con Gesù in braccio
Ogni volta che capita d'incontrare un Madonnaro per la strada, mi stupisco sempre della loro invidiabile bravura.

Alcuni - ma molto più probbilmente quasi tutti - sono dei veri e propri mestri d'arte, anche se senza uno studio costituito da mura. Molti sono dei veri artisti ma sono come corde di una chitarra senza cassa di risonanza ed i loro nomi non sono scritti su molti album discografici o su libri e riviste. Le loro facce non sono note e non ne ho mai vista una venire alla ribalta dei mass media al contrario delle tante altre di molti artisti famosi che sempre passano davanti ai nostri occhi.

10 marzo 2010

Il mestiere dello scrittore e dello spazzino

Le ispirazioni arrivano quando uno meno se lo aspetta e bussano e vogliono entrare.

Se le mandiamo via, rimaniamo dietro alla finestra e non scopriamo niente di nuovo perdendo un'occasione per trasformare una giornata semplice e normale, in una giornata semplice e normale dal sapore diverso, con un retrogusto del tutto particolare ed ineguagliabile, tangibile. Se le facciamo accomodare sul divano - aspettando di finire i nostri comodi per ascoltarle - forse si addormentano e quando si risvegliano è già tardi e debbono andare via, ma se gli offriamo uno sgabello davanti al fuoco, allora si scaldano ed iniziano a raccontare la loro storia.

Ed allora è bello, è proprio bello ascoltarle. E poi, mentre ascoltiamo e controbattiamo al loro racconto, ad un certo punto ci giriamo e scopriamo che, ben presto, molti altri sgabelli si sono seduti accanto al nostro. Ed adesso siamo in tanti ad ascoltarli questi racconti davanti al fuoco che ravvivano le serate fredde.

Ed è bello condividere un sorriso davanti al fuoco, con un caffè o una birra in mano. Fuori nevica sempre, mica cambia niente: però così è più bello e si va a letto contenti. Contenti per poco per alcuni, contenti per tutto, per altri.

Ed il bello è che le ispirazioni vanno a visitare tutti, senza nessuna differenza fra ricchi e poveri, fra colti e contadini. Se ti piace una birra o il caffè, puoi essere visitato da loro e non solo una volta. Se ti è piaciuto il vostro primo incontro, esse torneranno a trovarti nel silenzio di una sera d'inverno o nel clamore di una folla urlante nel bel mezzo dell'estate e continueranno a raccontarti le loro storie, perchè a loro piace raccontare le loro storie a chi ha voglia di starle a sentire.

E questo è il bello della Vita, che non guarda a come sei vestito o a che mestiere fai. Un uomo che spazza in terra le strade di tutti - comunemente chiamato spazzino - può essere il più grande scrittore del mondo ed il più famoso scrittore del mondo sarebbe stato meglio se avesse fatto lo spazzino. Ed il motivo è semplice: che il primo può essere più accogliente e generoso verso le ispirazioni quotidiane e le accoglie nel cuore della propria casa dandogli da mangiare e da bere e lasciandogli sempre un posto letto dove poter dormire, se tante volte non trovassero rifugio altrove. Addirittura le aspetta e le desidera, ma senza ansia perchè ha imparato che l'ansia scaccia via le ispirazioni come l'aglio fa con le streghe, come le cipolle scacciano via i baci delle donne. L'altro, lo scrittore famoso, può essersi dimenticato o non aver mai imparato ad aspettare le ispirazioni che fanno belle le giornate. Se le aspetta, le aspetta perchè sa che portaranno soldi e fama e non perchè realmente trasformano la vita in qualcosa di ancora più bello. Ma si stanca velocemente e le aspetta per poco e se non le vede arrivare presto, le sostituisce rapidamente con qualcos'altro che trova in casa sua. Le ispirazioni sentono che non saranno accolte e che già sono state scartate per qualcosa di meno valore e così cambiano rotta e vanno a visitare altri cuori, altre case, a mangiare altri pasti con chi ha voglia di buon cibo e vino rosso.

Lo spazzino, facendo un duro mestiere, conosce bene il sapore dolce ma spesso amaro della vita. Nella polvere che spazza ha scoperto e riscoperto l'essenza di una vita vissuta bene sotto il sole facendosi bagnare dalla pioggia. Lo scrittore famoso respira solo la polvere delle proprie scritture o degli scritti antichi di altri giovani pensatori ma se non li sbatterà entrambi con forza togliendo quella polvere grigia del tempo e se non le bagnerà con le sue lacrime e col proprio sudore quotidiano, perderà solo del tempo quando fuori è una bella giornata e sarebbe stato meglio fare una passeggiata col cane - o spazzare le foglie secche dal cortile della propria casa! - per ritrovare quel gusto autentico della vita indiscutibilmente unico, quando le ispirazioni ti vengono a trovare e ti sento vuoto ma ti senti pieno, leggero come fiocchi di neve che scendono dal cielo e si posano lievi sull'erba, uno sopra l'altro. E ti risenti vivo, pienamente vivo come nei giorni più belli e sereni della tua vita.

Le ispirazioni scendono così, lentamente, come la neve soffice. Ed il mestiere dello scrittore è solo questo: accoglierle, contemplarle, osservarle cadere dal Cielo anche quando sembra brutto tempo, anche in mezzo alle tempeste. Dargli uno sgabello ed ascoltarle, ch'esse nient'altro vogliono se non questo: essere ascoltate, amate, bramate e solo per regalare a chi le ascolta momenti indimenticabili davanti al fuoco o nelle notti d'estate stellate, che sembrano infinite.

30 agosto 2008

Pianista in galleria

Milano, galleria vicino a piazza Duomo. Ancora note, succede spesso qui. Fanno suonare artisti al pianoforte e rallegrano l'atmosfera e molta gente si ferma, guarda, ascolta, applaude. Davvero bello, fra negozi e vetrine, soffermarsi anche solo per alcuni istanti ed osservare una donna che offre il suo talento, la sua passione, i suoi dolori, i suoi studi musicali nei pomeriggi invernali quando era piccola ed adolescente. Offre tutto quel che ha, la sua voglia di suonare, le sue speranze per il futuro, la sua voglia di vita vera, l'incanto e la meraviglia provate dal suo cuore in tutti questi anni di sudore, fatica, delusioni, vittorie, conquiste, battaglie. Chissà quante volte ha provato questi pezzi e quante volte li ha sbagliati, per eseguirli adesso da gran maestra. Ma la cosa che mi stupisce, che mi rallegra, che mi colpisce, la cosa che mi ha fatto fermare nel rete che ho sentito da lontano: perchè ciò che è bello è proprio vederla suonare. Con tutta se stessa. Corpo e anima, mente e cuore. E non c'è distanza fra la nota suonata, fra l'incedere delle note che si susseguono, e le espressioni del viso e del corpo tutto quanto. Soffre, quando le note lo chiedono, diventa improvvisamente mossa quando il ritmo cambia, esplode assieme ai suoni e frena quando lo spartito rallenta nel suo avanzare. Questo mi ha profondamente colpito: non c'è distanza tra ciò che è e ciò che fa: lei diviene la musica, la musica  è lei. Almeno per quei momenti. I suoi occhi piani di gioia hanno salutato alla fine il pubblico presente: era quasi imabarazzata per quesgli applausi. Ma sono convinto che avrebbe suonato con lo stesso impeto e la stessa forza, con la stessa immedesimazione, anche se si fosse trovata in camera sua o in un garage sotto il palazzo dove è nata e cresciuta. Sono convinto infatti che non si può fare bene davanti a tutti quel che non si sa fare bene da soli dove nessuno ti vede. Di questo sono profondamente convinto perchè quando uno si allena, quando uno impara, ha bisogno di avere di propri spazi, di propri tempi, di seguire le proprie idee e di provare. Provare e riprovare, per prepararsi. Poi arriva il giorno in cui uno si sente pronto, e c'è la prova del pubblico. Ma deve essere, per lui, come quando non c'è nessuno. Chi riesce a fare questo, e si emoziona per la passione che nasce nel suo cuore per quel che sa fare, fa nascere grandi emozioni nei cuori degli altri, quando lo vedono. Essi infatti, al di là dell'esercizio eseguito, scoprono un viso sereno ed un cuore pulito che non fa le cose per farsi vedere ma per il gusto di farle: e allora le fa bene, con Amore, emozionandosi, ma non emozionandosi troppo per non sbagliare.

19 marzo 2008

Al pianoforte, con fare lento

Tra tutte le nostre note stonate, un po' bistorte e po' rimaneggiate, c'è qualcuno che le legge magicamente dritte, perfette, quasi fossimo dei veri artisti, veri compositori, e non per gioco. Provetti scrittori, pittori strabilianti da gallerie e ricche platee... ma invece, non è così, ma questo non conta.

Non conta che tu sappia suonar come Beethoven, conta quello che trasmetti nella vita che vivi.

Conta che quel qualcuno, le tue note stonate, le legge diversamente dagli altri e così diversamente, leggendole addirittura per quel che esse non sono, le sente così diverse ai suoi orecchi ed al suo cuore, non si sa perchè, che esse esplodono in un qualcosa di magico e variopinto andando addirittura al di là di ogni più rosea aspettativa, là dove l'immaginazione non consoce la strada e dove non ci sono cartine per muoversi e raggiungere la meta.

E quell'unico spettatore della tua vita, che nemmeno ha pagato il biglietto e che nemmeno era stato invitato, fra i tanti invitati che hanno dato buca, che se ne sono andati e che sono scappati, scappati lontano dai giorni e dalle profondità, dopo averle occupate, bistrattate, dopo averle forate e ferite, quell'unico spettatore inaspettato, ma presente, quell'unico spettatore ride e sorride guardandomi suonare il piano.

E poi batte le mani e le batte forte, nel silenzio della sala, della sala vuota, ma ricca di note, note stonate e bistrattate, note che sembravano importanti e che sono rimaste nel cassetto fra la polvere e lo sberleffo di altre vite per cui erano state pensate, ma che non le hanno aspettate.

Quell'unico spettatore della tua vita dà senso al tuo stare al pianoforte, e tu gli sorridi e lui ti guarda e tu suoni per lui, ormai per lui, lasciando perdere i ricordi sparsi come i fogli sulla scrivania, mezzi scritti e mezzi no, appunti che aspettavano di essere conclusi per chissà quale opera da regalare.

Dunque al pianoforte, con fare lento, senza fretta, componi e ascolta quel che il cuore sussurra di nascosto. Le note più belle e più dolci non sono per tutti: ma per qualcuno in particolare, qualcuno particolare, qualcuno che ascolta e che non si stanca di ascoltare. Qualcuno che non se ne va prima che alzi le mani dai tasti bianchi e neri, per qualcuno che aspetta la fine della serata, che va oltre quelle note, che non ha fretta, aspettandone altre, di nuove, per alleggerirsi con esse dei pesi della vita, dolenti a volte, fardelli leggeri o pesanti che mettono alla prova i nostri giorni.

E se non sai cantare, se non hai una bella voce, o se sei stanco, ascolta le note, è tutto quel che dovrai fare, ad occhi chiusi, a braccia aperte, col sole in faccia, sotto la luna, al freddo o al caldo, bevendo la pioggia, nei luoghi sconosciuti dove il Cielo ti chiama.

(Scritto ascoltando "Cinema Paradiso By Josh Groban Tribute" trovato su Coffeè break-broke-broken... momenti di noemiana follia. Per leggerlo con sottofondo di note musicali, basta aprire in un altra pagina il link del blog di Noemi... la musica parte da sola! Grazie Noemi!)

10 febbraio 2008

Artisti

Sento da lontano una musica e sembra anche molto bella. Così, seguendo le note nell'aria, giungo ad un piccolo gruppo di artisti (che molto probabilmente non si ritiene nemmeno tali o meglio, che probabilmente, ancora non sanno di esserlo!) che si stavano adoperando a dare il meglio di loro stessi a pochi passi da una delle cattedrali più belle e rinomate nel mondo, ovvero il Duomo di Milano.

Ho fatto fatica a scorgerli perchè dinanzi a loro se ne stavano almeno una sessantina di persone, che impressionate da quei giovani si lasciavano coccolare per qualche istante o per diversi minuti dalle dolci noti dei violini che irrompevano col loro messaggio di allegria nel brusio della calca indaffarata dalle compere e dalle passeggiate.




I loro volti passavano dal deciso, allo stanco. E' stato bello vedere l'intesa negli sguardi fra due suonatori che si davano il tempo a vicenda perchè, sebbene ognuno dovesse suonare il proprio strumento, era solo dalla giusta armonia di tutti i presenti che la musica sarebbe stata gradita dagli ascoltatori e dunque, proprio dall'intesa dipendeevano anche i pochi danari guadagnati in quel pomeriggio.

E molto probabilmente quei danari sono già finiti nelle tasche dei genitori di questi giovani talentuosi violinisti che si meriterebbero, certamente, platee ben più rinomate e pubblico più vasto e anche una vita più dignitosa e possibilità concrete per il futuro.

Mi piacerebbe un giorno rivederli in qualche teatro magari in qualche vero spettacolo.



Grazie giovani violinisti per aver incantato il cielo e le nostre orecchie ed aver fatto fermare almeno per un attimo il nostro passo veloce e per aver ristorato il nostro cuore al calore di note talvolta forti e talvolta tenui, proprio come i giorni di un'intera vita: talvolta grigi e talvolta a colori, talvolta rumorosi e a volte silenziosi.