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14 gennaio 2020

Rivincere è più difficile di vincere

Risultati passati non garantiscono risultati futuri
Il fatto che un allenatore abbia dei bei nomi di squadre allenate nel proprio "palmares", non assicura affatto l'ottenimento di buoni risultati successivi.

24 agosto 2011

Se di fronte ad ogni sfida agisci come se fosse la grande opportunità della tua vita, finirai per trovarla

Servire bene a tavola, è un'arte
Oltre a due mani, due piedi ed un minimo senso dell'equilibrio per trasportare dei piatti, quella giovane di Bogotà aveva qualcosa che non avevo mai visto prima: era la miglior cameriera che ho incontrato in vita mia.

13 febbraio 2010

Le 8 regole per morire presto

Trovato attaccato alla parete del ristorante "Il pappagallo" a Stresa, sul Lago Maggiore
Norme per i dirigenti che non amano la vita.
  1. metti sempre il tuo lavoro al primo posto e la tua persona al secondo;
  2. fa il possibile per andare in ufficio anche di sera dopo cena, nel pomeriggio del sabato e nei giorni festivi;
  3. se non puoi restare in ufficio fino a tardi, prendi con te una borsa piena di lavoro da sbrigare a casa;
  4. non cercare di distendere lo spirito durante i pasti: anzi, se puoi, fa di ogni pausa una discussione;
  5. non concederti alcun svago, tutta roba che fa perdere tempo e disturba la concentrazione;
  6. lo stesso dicasi per le ferie. Meglio rinunciarvi;
  7. non dir mai di no ad un invito: accetta innazitutto gli inviti a conferenze, riunioni e assemblee;
  8. non mollare mai un po' delle tue responsabilità e carica tutto sulle tue spalle: infatti sei un uomo indispensabile.
Se seguirai queste regole, la tua Ditta farà bene a guardarsi attorno per cercare chi dovrà occupare presto il tuo posto.

Eh, sì lo so, sembra davvero incredibile anche a me ma queste regole in cui credo fortissimamente, non le ho scritte io! :) Quando me le sono trovate inaspettatamente di fronte, appese alla parete di un ristorante sul lago Maggiore, proprio non ho saputo resistere alla tentazione di fotografarle e ho riso almeno 20 minuti come un ebete, da solo. Troppo belle!

Per filo e per segno, avrei potuto scriverle io!

A dimostrazione del fatto che molte persone, alla fine, passano per gli stessi posti magari in epoche diverse, magari in situazioni diverse, eppure incredibilemente uguali!

Non sono firmate e dunque non ho idea di chi le abbia trascritte a mo' di pergamena come "verità da passare agli altri e da tenere bene a mente", ma chiunque sia stato ha chiaramente la mia totale stima :)  e gli riconosco tutte le ragioni del mondo! 

Ho provato a chiedere al padrone del locale ma non mi ha saputo dire niente: lui ha detto che lquel quadretto lo aveva lasciato attaccato avendolo ereditato dalla precedente gestione. Non sembrava molto interessato in realtà: asciugava i suoi bicchieri sbadatamente rispondendo alle mie domande con sufficienza. Ma per me quelle parole erano come un segno da seguire o meglio, un segnale per una strada da evitare, che già sto cercando di evitare :)

E quel che mi mette i brividi è quando capita di trovare conferme alle proprie idee o supposizioni così, quando proprio non te lo aspetti mai, per la strada, e nei posti più disparati e proprio in momenti incredibilmente perfetti, quando proprio diciamo... "casca a fagiolo"! :)

Trovare ciò di cui hai bisogno, quando se ne ha bisogno. Trovare conferme quando si ha bisogno di conferme. Trovare senza cercare anche se in fondo siamo sempre in ricerca. Scoprire che già avevamo scoperto. Rileggere da altri quel che avevamo scoperto essere vero per noi.

E vi sembra poco?

7 gennaio 2010

Come starsene bene in ufficio senza farsi cacciare nei guai

Un uccellino era in volo per andare a svernare al Sud. Ma il freddo era tale che l'uccellino cadde a terra congelato.
Una vacca di passaggio gli scodellò addosso una bella cagata fumante.
Scongelato e riscaldato, l'uccellino si mise a cantare di gioia.

Ma un gatto randagio lo sentì, lo trovò, lo tirò fuori dalla merda e se lo mangiò.



Lezione di carriera:
1.- Non tutti quelli che ti coprono di merda sono tuoi nemici...

2.- Non tutti quelli che ti tirano fuori dalla merda sono tuoi amici...

3.- Quando sei nella merda, tieni chiuso il becco...

14 dicembre 2009

Cosa contraddistingue un capo?


Quando fu creato il corpo umano, ogni sua parte voleva esserne il "capo".

Il Cervello disse:
- Il capo devo essere io, perché controllo tutte le funzioni del corpo.
I Piedi dissero:
- Noi, dobbiamo fare i capi: portiamo il Cervello dovunque voglia andare.
Le Mani dissero:
- Noi, dobbiamo fare i capi, perché facciamo tutto il lavoro e portiamo i
soldi a casa.

E così via: il Cuore, i Polmoni, gli Occhi. Finché non alzò la voce il Buco del Culo. Ovviamente lo fecero tacere a forza di risate.

Allora il Buco del Culo si mise in sciopero, chiuse bottega e smise di
adempire alla sua funzione.

Ben presto gli Occhi divennero strabici, alle Mani vennero crampi, i Piedi
inciampavano, il Cuore fibrillava, i Polmoni ansimavano ed il Cervello era
febbricitante.

Alla fine si arresero e votarono la mozione: il capo è il Buco del Culo. Le
varie parti si accollarono tutto il lavoro ed il Buco del Culo si limitava a
produrre merda.

Lezione di carriera: non serve il Cervello, per fare il capo: BASTA SAPER FARE LO STRONZO!

23 novembre 2009

Il brainstorming è una gran caxxata - e chi lavora 10 ore al giorno è uno str...

Lavorare in una multinazionale nel campo della consulenza è un'esperienza decisamente unica. Circa due anni fa, quando ho deciso di "passare da qua" non avevo letteralmente idea di ciò che potesse significare e non conoscevo praticamente niente dei dinamismi interni sia strettamente tecnici lavorativi sia relazionali - ovvero che riguardano il modo in cui le persone si relazionano fra di loro e si atteggiano all'interno di un'azienda.

Non posso negare di essere contento di aver intrapreso questo percorso perchè, sia dal punto di vista professionale e tecnico sia dal punto di vista umano, è un campo di battaglia dove si impara davvero tanto. Ma, come ho appena detto, si tratta di "un campo di battaglia" fatto a volte di tacchi a spillo e minigonne, a volte di manager arroganti e un po' tiranni, a volte di spintonate e gomitate fra colleghi per arrivare prima del compagno di scrivania, a volte di informazioni non passate per saperne più del concorrente/collega - e tutta questa bagarre, giorno dopo giorno, è molto, ma molto stressante! :) E proprio per questo, quasi quotidianamente, metto in discussione il mio futuro lavorativo ambendo a qualcosa di diverso e di maggiormente stimolante, di più umanamente vivibile e, se possibile, un po' meno battagliero!

E passando fra i banchi in libreria a Milano ho visto un libretto il cui titolo mi ha subito attirato e che esprime molte cose che : Come faccio di solito, ho aperto a caso il libretto lasciando che esso stesso, se ne era capace, mi offrisse qualche spunto di riflessione interessante e se mi "chiamasse" alla lettura. L'ho sfogliato un po' e... decisamente sembrava che l'autore del libro avesse camminato con me nel mio stesso ufficio - è forse un mio collega? - e che quel libro fosse venuto fuori da una nostra chiacchierata alla macchinetta del caffè durante una pausa pomeridiana! Fantastico! Non potevo pretendere di meglio, era proprio quello che cercavo! :)

Chi mi conosce può facilmente rendersi conto che non dico una fesseria e che non scrivo questo per chissà quale motivo ma bensì perchè... quante volte mi avete sentito parlare di questi argomenti? :) Troppe...

In una multinazionale


Sei merce di scambio, un soldatino di piombo messo sul campo di battaglia, da sacrificare quando ce n'è bisogno. [...] Per questo cerca di mantenere un distacco emotivo se lavori per una grande azienda. Non dire mai "noi" ma "l'azienda per cui lavoro". E' un contratto. Non devi dare la tua vita per un'impresa. "Io ci metto il mio lavoro, tu mi dai i soldi", questo è lo spirito giusto. Con serietà, impegno e correttezza, ma sempre all'interno di un rapporto di tipo contrattuale. (pagina 15)

Sembrano discorsi inutili e banali probabilmente per chi non ha mai vissuto un'esperienza del genere, ma credetemi sulla parola, non lo sono affatto perchè è incredibile come molta gente oggi viva per lavorare e non lavora più per vivere ed il proprio lavoro diviene prepotentemente dilagante nella vita sia come tempo effettivo speso in ufficio sia come modalità di pensiero, azione e quasi "l'uomo diviene il proprio lavoro" ovvero non esiste niente oltre al lavoro e parlare di altro è da "cazzoni". Vi giuro che, se me lo avessero raccontato non ci avrei mai creduto. Roba da assuefazione da lavoro e fama di carriera inesauribile.

L'ambiente di lavoro, proprio inteso come spazio fisico non è a volte il massimo. Personalmente mi è capitato di stare per circa 3 mesi col computer sul climatizzatore della stanza perchè non c'era più posto e sembrava di starsene in una stalla e tutt'oggi combatto per avere uno schermo piatto normale che non uccida gli occhi standoci diverse ore al giorno davanti. Per non parlare poi delle installazioni dei programmi che, a farne richiesta, sembra di chiedere di fare una passeggiata sulla luna - cosa che comunque un astronauta potrebbe chiedere e fare - ed io che sono un consulente informatico non posso chiedere un software che mi serve per lavoro? E poi il famosissimo e moderno open space (che non è altro che uno stanzone dove si sta tutti insieme - minimo 30 persone!)...


Il sentirsi sotto controllo limita anche l'autostima e la creatività. Perchè porta le persone a omologarsi totalmente al comportamento del gruppo. Se tutti mi controllano, non potrò sperimentare nuove procedure, non potrò sviluppare in segreto nuove idee, magari trasgredendo i dettami aziendali. Non lo farò per non essere rimproverato, deriso, considerato un "fannullone" o uno che perde tempo in sciocchezze. [...] Molte grandi idee, alla base di straordinarie invenzioni, sono state elaborate in periodi di incubazione all'interno di momenti di "ozio creativo" e mentre gli inventori erano occupati in altre attività. Come Archimede, che trovò la soluzione al difficile problema di stabilire il peso della corona del signore di Siracusa mentre stava facendo un bel bagno caldo... così tu potresti avere un'idea rivoluzionaria mentre giochi a minigolf nel tuo ufficio. (pagina 100)

E quali possono essere le logiche conseguenze di una vita d'ufficio da dieci e anche più ore di lavoro al giorno?


E che idee brillanti può avere un collaboratore che cammina come uno zombie con gli occhi socchiusi a causa della stanchezza? Magari sbattendo ogni tanto contro gli stipiti delle porte? Io voglio gente sveglia, innovativa, creativa, che dia una spinta all'innovazione. Se stai in azienda tutte le sere fino alle dieci, non potrai farlo. (pag. 109)

E dunque c'è una soluzione a tutto questo?


La prima cosa da fare è "scattare una fotografia" alle tue giornate attuali. Ti renderai conto del fatto che buona parte del tuo tempo viene utilizzata per attività poco utili o addirittura da eliminare. E probabilmente che tendi a rimandare le attività più importanti. Un perfetto cretino. Infischiandotene di ciò che affermava Voltaire: " Non bisogna farsi dominare dalle cose urgenti, tanto da dimenticare quelle importanti". Importanza ed urgenza sono proprio le due variabili che mi permettono di capire come affrontare le attività che devo svolgere. Intendendo, per urgenza, la vicinanza alla scadenza di un'attività, e, per importanza, il contributo che quell'attività dà al raggiungimento dei miei obiettivi. (pag. 111)

Insomma ho trovato questo libro davvero ricco e pienissimo di spunti interesssanti. E, come affermavo all'inizio, continuo a pensare che


La grande azienda è senza dubbio un'ottima scuola quando entri nel mondo del lavoro. In pochi mesi capisci come sono organizzate le varie funzioni aziendali, vedi o partecipi direttamente a progetti che in una piccola realtà non avresti mai visto. Poi ti costruisci un curriculum importante e, soprattutto, capisci cosa non fare...

Come dire, tutto serve, eccome se serve! E sono proprio d'accordo...

(Nei riquadri sono trascritti dei brani presi dal libro di Nicola Zanella "Il brainstorming è una gran caxxata - e chi lavora fino alle 10 di sera è uno str..." che è disponibile in libreria oppure anche da questa pagina o, se preferite leggere qualche citazione del libro ed avere maggiori informazioni su libro/autore, potete visitare questa pagina)

20 novembre 2009

Gesù e il business miracoloso


 
Ne avevano viste e vissute tante - ma proprio tante - e quel che avevano vissuto aveva dell'incredibile e dell'inenarrabile. Uomini come tutti gli altri, le loro piccole vite erano state sconvolte da qualcosa di potentissimo e di importantissimo non solo per loro ma per tutte le generazioni passate, presenti e future anche se essi non ne avevano la benchè minima certezza. O meglio, qualche bagliore di certezza l'avevano pur trovata in vita loro ma se ne erano spesso andate via, spazzate e distrutte da altri eventi altrettanto strani e talvolta incomprensibili. Ed erano rimasti - Pietro ed i suoi amici - con qualche certezza e con molte non-certezze. Disillusi forse, ridimensionati in quel che credevano di aver incontrato, visto, udito, toccato. Straniti.

E allora si ritorna a lavorare, per mangiare. E si ritorna in quel mare che già si conosce bene, pieno di pericoli e di difficoltà ma pure di opportunità da cogliere al volo per poi rivendere nel mercato, il giorno successivo.

Quando si ha un momento di indecisione nella vita, o quando le cose non vanno come avremmo pensato e sperato, la prima cosa che si fa è ritornare sulle certezze che abbiamo sempre avuto. E' l'unica cosa che si possa fare, ritornando a scrutare il cielo con aria interrogativa e stringendo forte nelle proprie mani le stesse reti di sempre, quelle che sempre ci hanno dato da mangiare - in tutti i sensi!

Ed è così che ha fatto Pietro quando qualcosa nella sua vita non tornava: non tornavano i conti e 2 + 2 non faceva quattro - come sarebbe stato logico che fosse - ma Pietro si trovava fra le mani solo un 1 - ed era strano, era proprio strano. Strano da giustificare in famiglia e con gli amici questo 1 che si ritrovava fra le mani dopo mesi ed anni in cui, di cene e pranzi gioiosi ne aveva passati tanti e tanti raccontando a tutti che quel Gesù che aveva incontrato era qualcuno di speciale. Amarezza in fondo al cuore di una storia non compiuta, fatiche ed energie buttate, forse giorni sprecati? - parole, gesti, fatti, situazioni, amicizie e convinzione da gettare? - lacrime e sbadigli regalati al nulla?

Come si sarà sentito Pietro quando, trovando in fondo a se le piccole risorse rimaste, stringendo i pugni nelle tasche, ha detto agli altri, anch'essi intenti chissà a fare che cosa, che se ne sarebbe tornato a pescare. "Io vado a pescare" - perentorio, deciso, senza tanti fronzoli. Lo immagino come un "Mi sono rotto di stare qui chiuso in una stanza a cercare soluzioni ad un teorema che soluzioni non sembra averne. Mi sono proprio rotto! Cerchiamo di fare qualcosa di buono. Io vado a pescare. Vediamo di riuscire a combinare qualcosa!". Ancora una volta la scelta più logica di fronte ad un alone di mistero sui fatti che avevano sconvolto il gruppo.

Pietro non ci stava. A quelle condizioni non ci stava! Non era possibile che tutto quel percorso fosse finito lì, quasi in una strada senza sfondo. E non voleva sentir ragioni: non voleva perdere tempo e dominato come sempre dalla sua naturale istintività, voleva "fare qualcosa". Non sopportava di starsene con le mani in mano: non era fatto per stare fermo aspettando gli eventi. Gli eventi sono eventi e capitano - per loro natura. L'uomo deve darsi da fare per conto suo! Così che gli "eventi" vedendo le nostre buone intenzioni, ci vengano a loro volta incontro!

Ed incredibilmente, gli altri, lo seguono.

E tutti riprendono in mano gli strumenti del mestiere. Reti, barche, qualche tozzo di pane per la nottata. Presi dall'euforia di pescare qualcosa da rivendere il giorno successivo. Una bella pesca e qualche buon affare stipulato dà sempre un certo buon umore ed una certa sicurezza - cosa di cui probabilmente in quel momento tutti avevano un estremo bisogno.

Si riaffrontano le onde, si cerca il punto che sembra migliore, si sondano le acque - del mercato - si chiede consiglio al collega di fianco, si seguono tutti i presupposti di sempre che sempre hanno condotto a qualcosa di buono da ridare. Ma c'è ancora qualcosa che non va: al mare sembrano non interessare le nostre reti e le nostre mani faticano inutilmente - senza nessun riscontro positivo.

Non si pesca niente, faticando.

Non ci saranno i sorrisi dei clienti il giorno dopo al mercato. Nessun abbraccio e nessuna pacca sulle spalle per nessuno del gruppo, nè sorrisi, nè divertimento in quello che si fa, nè soddisfazione in famiglia raccontando il piccolo successo del momento - che diviene in quell'istante la vittoria più bella del mondo - perchè non c'è nessun successo o conquista da raccontare! Non ci saranno i soldi derivati dalla vendita perchè non ci sarà nessuna vendita. Adesso ci si mette pure il mare. Il mare. Si ribella pure il mare adesso?

Dunque abbiamo perso tutto.

La faccia in famiglia, la faccia con gli amici. La dignità professionale. Le capacità da sempre avute. Le sicurezze di sempre che sembrano anch'esse smarrite, anche loro, scomparse con quei fantasmi che appaiono nelle stanze dove ci riuniamo - e dentro di noi! E da una tristezza ed amarezza - perchè quella aveva fatto muovere i nostri passi per andare a pescare - ci ritroviamo con due amarezze in più e ancor più fatica in testa e nei muscoli. Sfiancati. Sfiniti. Al limite del sopportabile.

E quando si arriva a quel punto accade che, nella vita, si ascolta il primo consiglio del primo che ti suggerisce qualcosa - le abbiamo tentate tutte e non sappiamo più cosa fare! Dunque si ascolta anche qualcuno a caso - non bisogna mai lasciare niente al caso! - chi se ne frega se questo non ha studiato, se non è del settore e non ne sa niente della pesca mentre noi siamo dei buoni esperti: magari lui vede le cose da un altro punto di vista, magari ha fortuna. Sì, sì, facciamo quel che dice, ed in fretta anche! Siamo senza risorse, senza cibo. Siamo con l'acqua alla gola!

Ed è qui che Pietro aveva ragione: non bisogna mai starsene con le mani in mano. Nemmeno un attimo! Perchè gli eventi accadono quando me te lo aspetti ed in un modo inconsueto che mai avresti potuto immaginare. Non accadono per tuo merito o per tua propensione, per conoscienza di ciò che sta facendo o perchè sei più bello. Se devono accadere, semplicemente accadono. Noi dobbiamo lavorare - ma sempre con un occhio in attesa di un segno benevolo dal Cielo senza il quale non possiamo fare niente! Istintivamente Pietro aveva agito bene: aveva condotto i suoi al passo successivo della loro storia con Gesù - anche se nemmeno lui ancora se ne rendeva conto e tantomeno i suoi amici.

Perchè la Vita, quando ti dai da fare con le reti e le lacrime del quotidiano, non può starsene anch'essa con le mani in mano. Ed anch'essa stringe i pugni nelle sue tasche e le batte sul tavolino dell'universo e fa sobbalzare tutti dalle proprie poltrone e fa alzare i deboli e fa cadere coloro che si sentono forti e che spadroneggiano, tireggiando. Perchè la Vita è la prima che non può accettare l'ingiustizia e le sofferenze delle persone! E così la Vita li stava aspettando sulla riva del mare per cibarsi, assieme a loro, delle loro stesse vittorie e delle loro conquiste: anche la Vita esulta di Gioia con noi quando i nostri affari vanno in porto alla grande!

E come potrebbe essere altrmenti? Quei pesci finiscono sulla bancarella e... un sacco di gente se ne ciba! E così cresce, si nutre, mangia, digerisce ed ha ancora energie, forza ed entusiasmo per riscotruire il domani. A volte anche solo un tozzo di pane mangiato con Gioia dà un'energia esorbitante che ti fa scalare montagne e pianure, senza più mangiare niente e bevendo solo l'acqua che piove dal Cielo! La Vita poteva dunque non essere contenta di quella pesca miracolosa che lei stessa aveva suggerito di fare?

E così la Vita suggerisce. Tolte tutte le umane certezze che hanno condotto solo ad un fallimento - facendo la cosa più logica non abbiamo ottenuto nessun risultato positivo! - si segue la Vita che parla in fondo dentro di noi - dalle sponde del mare nascosto dentro di noi - o il consiglio di un amico che non si sentiva più da dieci anni ma che, in qualche modo, fa sempre parte della notra vita - senza sapere nemmeno perchè!

E si fa quel che dice lui... e velocemente si rigettano le reti. Un ultimo tentativo - cosa costa ormai? Siamo col culo in terra! - senza pretendere stavolta che sia quella buona. Erano altre le nostre pretese: pretendevamo di pescare noi, per come eravamo abituati a fare, per come sappiamo fare. Pescare grazie a questa dritta di questo tipo dà pure meno soddifazione ma ormai non è più il momento di fare gli schizzinosi: si tratta di mangiare o di non mangiare, si tratta di presentarsi domani al mercato oppure di tornarsene a casa, tristemente a casa senza aver preso nulla.

E via. Si getta la rete - ma chi è quel tizio sulla sponda che ci ha detto di gettare la rete? - chiede uno.
- Ma che ne so - risponde Pietro - con questa nebbia non si vede nemmeno bene - e continua a preparare la rete.
- Chi se ne frega di chi è - dice un altro - se prendiamo due pesci fatti bene siamo a posto per oggi e si torna a casa... che nottata sfigata! - conclude continuando a lavorare.

E tutti avevano la stessa certezza. Poteva essere la salvezza. Una salvezza inaspettata. Ma tanto erano disillusi da tutto e tutti che nemmeno ci speravano che stavolta fosse la volta buona: erano solo in attesa degli eventi.

Ed il busines tornò ad essere business!

Pesci su pesci. Affari su affari. Soldi su soldi. Mercati su mercati. Mani che stringono mani e signore che vengono al banco scegliendosi il pesce migliore e compiacendosi della vasta e buona scelta che veniva offerta da quei pescatori. E sorridono... sì sorridono! E tornano a casa raccontando al marito che - stamani c'era proprio un sacco di bella scelta al mercato... ed i prezzi, anche i prezzi erano davvero accessibili!

Che bello! Che bello! Finalmente!

Ma qualcosa non tornava: chi era quello che aveva suggerito questa mossa finanziaria strategica ma che di strategico davvero poco aveva per gli esperti del settore? Chi era colui che aveva dato quel suggerimento così benedetto dal Cielo tanto che adesso non riuscivano nemmeno più a smazzare tutti gli affari che avevano tra le mani? Da niente a tutto! Senza passare per nessuna via di mezzo di incremento quotidiano del business, senza limare cm dopo cm conquistandosi spicchi e fette di mercato sempre più importanti! Da niente a tutto, solo per aver seguito senza indugiare il suggerimento di uno sconoasciuto che niente aveva a che vedere con i nostri affari.

E chi aveva l'occhio più esperto e forse il cuore più libero dagli affari rispetto agli altri - Giovanni! - lo riconobbe e lo annunciò a tutto il gruppo: quel tizio era Gesù!

Gesù! Gesù! Gesù!

(libera interpretazione-racconto del passo del Vangelo di Giovanni 21, 1-8 detto "La pesca miracolosa") 

16 novembre 2009

La lezione del tacchino che voleva fare carriera velocemente

Un tacchino selvatico chiacchierava con un toro:
- Mi piacerebbe tanto arrivare in cima a quell'albero, ma non ne ho la forza
- Beh, perché non ti mangi un po' della mia merda - rispose il toro - E' piena di roba nutritiva -

Il tacchino becchettò un po' di merda e scoprì che di fatto gli aveva dato forza sufficiente per arrivare al primo ramo dell'albero.Il giorno dopo, mangiato un altro po' di merda, arrivò al secondo ramo.


Dopo un paio di settimane, il tacchino era fieramente appollaiato sulla cima dell'albero. Ma fu subito visto da un cacciatore che lo abbatté.


Lezione di carriera: mangiando merda puoi arrivare in cima, ma non è detto che ci resti...

9 novembre 2009

La lezione del corvo che non fa niente

C'era un corvo che se ne stava appollaiato sui rami alti d'un albero e non faceva niente tutto il giorno.

Un coniglietto di passaggio vide il corvo e gli chiese:
- Posso starmene anch'io seduto qua a non far niente tutto il giorno?
- Certo, perché no? - rispose il corvo.

E il coniglietto si sedette comodo a terra sotto il corvo a riposarsi.

All'improvviso apparve una volpe, saltò sul coniglietto e se lo mangiò.


Lezione di carriera: per startene seduto a non far niente tutto giorno, devi essere seduto molto in alto.

5 novembre 2009

Come fingersi grandi lavoratori - e fare carriera?



Ho letto questo articolo di giornale - ma di quale rivista o quotidiano sarà stato? Qualcuno lo sa? - per la prima volta appeso nell'ufficio dove lavoro ormai da quasi un anno ed è stato amore a prima vista.. Non si sa chi ce l'abbia attaccato ma è troppo bello anche perchè è troppo vero: la gente fa effettivamente così  come descritto! E fa anche molto, molto di più!

Fingere di lavorare sempre e sempre, senza sosta, in alcune strutture organizzative - che non amo per niente! - è una delle principali regole basilari per cercare di fare carriera.

Ed oltre ai "suggerimenti" dell'articolo, io aggiungerei pure:
  • lamentati spesso del troppo lavoro con tutti e in ogni occasione: la gente finirà per credere che effettivamente lavori davvero tanto;
  • non alzarti spesso dalla sedia: più riesci a stare attaccato col sedere e fermo alla scrivania con la mano sul mouse e gli occhi sullo schermo del pc e più il tuo essere indaffarato sarà credibile;
  • lascia a qualcun altro l'incombenza di "chiamare gli altri per la pausa caffè" perchè chi ha questo incarico - ed in ogni ufficio c'è colui che spontaneamente resiste di meno e si candida per acquisire questo titolo - non è mai o quasi mai considerato un vero lavoratore doc ma bensì, spesso, un "cazzone" doc!
Sai suggerirne altri? (possono sempre fare comodo!)

24 ottobre 2009

Semina motivazioni, raccoglierai obiettivi!

Le motivazioni che hai - e che riesci momento dopo momento a trovare - fanno sì che tu riesca a raggiungere i tuoi obiettivi!

Solo le motivazioni ti fanno rialzare la testa - e la cresta come un gallo - per ripartire ogni giorno e ti fanno risentire il gusto vero delle cose!

Le motivazioni talvolta sono tutto quello che hai! - e molto spesso sono tutto ciò di cui hai bisogno!

Avere del grosso talento, senza la spinta di altrettante - immense - motivazioni, non porta a nulla perchè rimangono improduttive! Il grosso talento va aiutato dalla gran quantità di lavoro, di dedizione, di attenzione, dalla ricerca spasmodica di situazioni che possano insegnarti qualcosa sia dal punto di vista professionale, sia da tutti gli altri punti di vista, non meno quello umano. Fortissime motivazioni, possono spingere le persone fortemente oltre le proprie effettive capacità. Da una parte il talento rammolisce, al contrario la volontà esalta le proprie doti.

Una motivazione vera, profonda, è una molla incredibilmente potente ed efficace che fa impiegare bene ogni nostra più piccola energia.

Inoltre, non avere obiettivi da raggiungere, rende i propri sforzi vani perchè rimangono senza un indirizzamento preciso, senza una focalizzazione dell'obiettivo finale che effettivamente si vuole perseguire.

Del resto, è chiaro per tutti che senza sapere dove si vuole arrivare, non si capisce nemmeno da quale strada occorra passare!

Le motivazioni sono indubbiamente legate agli obiettivi: obiettivi da raggiungere, portano a motivazioni per realizzare quanto desiderato o necessario.

Le motivazioni non sono fisse ma cambiano in base all'obiettivo del momento, alla stagione, al proprio desiderio o al proprio bisogno: d'inverno una buona motivazione per mettersi il cappotto è semplicemente il freddo mentre d'estate un buon motivo per corprirsi potrebbe semplicemente essere un'escursione in alta montagna! Anche le motivazioni cambiano radicalmente in base a moltissimi fattori!

Pensi che tutto questo non sia importante per la tua vita?

Questo discorso non è importante solo per il manager carrierista che cerca di far crescere il proprio portafoglio in tutte le maniere - costui infatti conosce già bene questo discorso! - ma in ogni situazione della vita ed in ogni momento, qualsiasi cosa si stia facendo dallo studio al lavoro, da un hobby che ci prende tantissimo ad uno sport che siamo soliti praticare, avere una motivazione interiore potente dà senso a tutto quel che facciamo e riaccende una fiamma energica e decisa che fa spingere i nostri passi con forza e determinazione - almeno per un po', fin quando non è necessario ritrovare altre motivazioni per muoversi!

Questo discorso non serve solo ad un campione affermato dello sport - che prima di essere affermato ha sicuramente trovato dentro di se la forza, la volontà e la gioia di Vivere sotto quest'onda energetica la propria chance nella vita, cosa che gli ha permesso di "divenire qualcuno" - ma è decisamente necessaria per chiunque, nella propria piccola, minuscola vita!

Un padre di famiglia, per amare sempre la propria moglie ha bisogno di energia perchè l'Amore è energia! Una madre allo stesso modo nei confronti del marito e dei figli - c'è bisogno di un sacco di energia in famiglia! Un capo di un progetto o un manovale - di qualsiasi manovale si tratti! - ognuno ha bisogno di ritrovare le proprie motivazioni, di raccogliere tutta la buona volontà e l'ottimismo per fare qualcosa di buono, sempre partendo dal punto in cui si trova e risalendo la china.

Quando raccogli questo durante la tua giornata - il sale di una sfida ancora da affrontare, il gusto di una opportunità da cogliere, il sugo gustoso di quattro grosse risate in famiglia - hai raccolto tutto quello che c'era da raccogliere in questo giorno offerto gratis da Dio: un giorno pieno di difficoltà e di dubbi, per tutti - perchè nessuno se ne può stare troppo tranquillo - ma un giorno in cui te ne vai a letto contento, contento e carico di un'energia positiva che si propaga per valli e fiumi lontani dalla tua realtà riempiendo di bene ogni creatura che si vuol far benevolmente influenzare - che aspetta sempre dall'alto una mano accorgendosi della propria debolezza!

Quando raccogli questo durante le tue ore non solo raccogli ma semini: semini qualcosa di potente che si chiama Speranza e Buon Umore; semini delle piante che adesso non esistono ma che saranno presto - che sia fra 10 o 20 anni cosa importa! - alte e robuste e che faranno molta ombra ed offriranno rifugio e riparo a chi coglierà al volo la Gioia Potente di prendersi un po' d'ombra sotto a quelle frasche verdi ed accoglienti.

7 settembre 2009

Diventare i primi: mors tua vita mea

Si gioca sempre così, perchè così t'insegnano che bisogna fare - perchè così è giusto e tutto il resto è merda!

Già, merda. Non cacca o "popò", proprio merda! Merda puzzolente!

Chi non è il primo non conta niente: il suo parlare non conta niente, il suo discorso vale meno di una cicca spiaccicata in terra nella strada dove sopra è passata una ruota di un camion con rimorchio. Il suo sentire non conta niente, il suo vedere neanche - figuriamoci, cosa mai può vedere quel coglione lì? - la sua intera esistenza è spazzata via dall'egoismo degli altri. E tutti scaliamo la vetta, cerchiamo di arrivare per primi oppure nelle migliori condizioni possibili in cima alla montagna del successo sociale.

Già, la vita è una montagna da scalare, un sentiero da percorrere, un percorso per raggiungere l'inarrivabile al quale sempre aneliamo ma mai tocchiamo. Una ricerca continua di qualcosa che non troveremo mai - perchè niente potrà saziare la nostra implacabile sete, talmente forte che nemmeno sentiamo e vediamo più. Una gara, una corsa per arrivare, per affermarci, per mostrarsi, per realizzarsi utilizzando tutte le proprie doti - io sono più bravo di lui! Sono più giusto di lui! Questo non capisce che ho ragione io! - O almeno così riteniamo che sia. Ripeto, ci hanno insegnato da sempre che è così: impossibile che sia diversamente.

E ci siamo dentro fino al collo, tutti quanti. Anzi, ci siamo sommersi dentro, dentro a questa spazzatura che noi stessi provochiamo, continuamente. Spazzatura che nessuno smaltirà mai - a parte qualche spazzino sperduto che ancora lavora senza stancarsi mai, senza chiedere niente a nessuno, senza pretendere niente da nessuno, e lavora per tutti nel segreto e nel silenzio delle proprie notti - spazzatura che ingombra le nostre stradi, le nostre mani, i nostri atti, il nostro vivere quotidiano.

Ecco perchè non ci si vede più: perchè c'è questa spazzatura nel mezzo - come si può vedere qualcuno dietro una montagna di spazzatura? - ecco perchè non ci si sente più - come si può sentire qualcuno, se non una vocina tenue, se siamo dietro una montagna di spazzatura? - non ci si tocca nè tantomeno ci si sfiora più in quanto siamo divenuti irraggiungibili gli uni gli altri: ed ognuno sta al suo posto, dietro la propria montagna.

E camminiamo e camminiamo, e sgomitiamo e sgomitiamo.

E ci sono delle tecniche per divenire primi - per affermare il proprio marchio!

Dunque scopriamole, scandagliamole, usiamole prima che altri le usino e ci rubino il posto. Perchè se non siamo lì, non contiamo niente e non siamo nessuno. Che cosa aspettiamo?

E mentre qualcuno ancora cerca con una ruspa di fare un po' di pulito attorno a noi e dentro di noi, gli sciacalli sono già pronti a piombare non appena vedono che giace il corpo di un morto o di un ferito o di un moribondo. Là dove possono beccare, essi vanno. Intravedono qualcosa, da lontano ne sentono l'odore e si fiondano - seguendo istantaneamente il loro istinto - e mordendo, implacabilmente seguendo il detto mors tua vita mea - e godono e vivono a discapito degli altri. E questo a volte, vuol dire fare carriera.

15 luglio 2009

Come fare carriera velocemente


Mi sono ritrovato molto spesso a pensare a quali siano le motivazioni per cui alcune persone fanno carriera ed altre, che mi sembrano altrettanto capaci - e forse anche più capaci di altre! - non muovano un passo in avanti all'interno di aziende ed organizzazioni varie.

Ma non avevo mai trovato altre risposte se non che "occorre essere un po' stronzi, non guardare niente se non l'obiettivo di ricoprire un certo incarico per goderne dei benefici, non guardare in faccia a nessuno". Essere un po' senza cuore insomma.

Ma forse ho trovato una risposta ancor più veritiera.

L'altro giorno ero in piscina con un amico e ci siamo messi a fantasticare sulla creazione di una nostra azienda. Fantasticando, immaginavamo una realtà coinvolta in un mercato internazionale e pensavamo a delle filiali in Cina per esportare il nostro prodotto esclusivo. E così siamo arrivati a dire che avremmo avuto un socio cinese che avrebbe gestito le cose là: sarebbe stato in pratica un nostro sottoposto. Detto questo ho ragionato: cavolo, sarebbe rischioso avere un socio in Cina che gestisce la situazione da là! Non conosco una parola di cinese e potrebbe prenderci tranquillamente in giro. Potrebbe addirittura rubarci il business e piano piano staccarsi da noi, farci andare male gli affari ed aprire una sua società in Cina e così perderemmo un'ampia fetta di mercato e la nostra espansione si ridurrebbe considerevolmente. Dunque molto meglio per noi sarebbe assumere un servo cinese fedele ed obbediente che però non sia troppo intelligente, che non abbia iniziative personali o particolari attitudini a prendere decisioni ed assumersi troppe responsabilità: qualcuno insomma che dipenda da noi, che senta il bisogno di noi, che senta il bisogno di una guida professionale che lo indirizzi nelle scelte da compiere. Che non divenga troppo esperto - se non per le mansioni che deve svolgere e che ci fa comodo che sappia fare - e che non abbia l'intraprendenza di sfidare il mercato - che creda insomma che stare con noi sia molto meglio che stare contro di noi perchè altrimenti affogherebbe. Sì, esatto, ecco di cosa avremmo bisogno! Così ce ne staremmo tranquilli ed i nostri affari girerebbero a dovere e noi guadagneremmo un sacco di soldi sfruttando anche ampiamente il suo lavoro. Ma lui avrebbe il suo compenso e non si lamenterebbe. Se si lamentasse, già sarebbe un segno che questo tipo non fa per noi: non è così obbediente come dovrebbe essere, è quasi pericoloso. Ci infastidisce. Il suo comportamento è dannoso per i nostri interessi. Se si lamenta lui, può aiutare altri a lamentarsi. Se lui alza la testa, potrà svegliare altre persone ad alzare la testa! Il nostro piano potrebbe crollare!

Improvvisamente si è accesa la lampadina: fanno così anche in molte aziende ed organizzazioni.

Per fare carriera non conta avere idee buone e grandi capacità: occorre fedeltà ed obbedienza al capo. Conta non opporsi e non esporsi troppo ma seguire ciò che viene detto. Non sono rischieste ampie vedute sulle cose - ed anzi è preferibile non averne! - non grandi capacità tecniche e neppure espositive. Conta mettere a disposizione il proprio cervello, metterlo un po' in standby e seguire chi comanda, senza interrogarsi se, eventualmente potrebbe esserci una via migliore da seguire, un modo migliore di fare le cose.

Perchè non mi ero messo prima nei panni di chi comanda?

E così, quel pomeriggio ho fatto il bagno più tranquillo, col cuore in pace!