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15 settembre 2010

Artisti di strada, pittori del Cielo sotto il cielo

Un madonnaro che dipinge la Madonna - Foto tratta da http://www.albertoforlenza.it/ che mostra il madonnaro Alberto Forlenza mentre ritrae la Madonna con Gesù in braccio
Ogni volta che capita d'incontrare un Madonnaro per la strada, mi stupisco sempre della loro invidiabile bravura.

Alcuni - ma molto più probbilmente quasi tutti - sono dei veri e propri mestri d'arte, anche se senza uno studio costituito da mura. Molti sono dei veri artisti ma sono come corde di una chitarra senza cassa di risonanza ed i loro nomi non sono scritti su molti album discografici o su libri e riviste. Le loro facce non sono note e non ne ho mai vista una venire alla ribalta dei mass media al contrario delle tante altre di molti artisti famosi che sempre passano davanti ai nostri occhi.

22 dicembre 2009

La città della produzione aumenta la produttività


La città della produzione ha dei processi standardizzati - per ottenere uniformità nel prodotto finito - volti ad industrializzare il processo di produzione di pazzi.

14 agosto 2009

Milano a seconda vista

Ancora lei fra i piedi, sempre lei senza riuscire a staccarsela di dosso.


Ti si attacca sulla pelle come il caldo d'estate che sale dall'asfalto e che nella metro, assieme ai profumi di signore cinquantenni, ti toglie il respiro e la voglia di sorridere. (Ma come fanno a non capire che se si fanno il bagno nel profumo crea un mix allucinante col sudore della pelle??)

La storia non cambia, Milano è e rimane qualcosa di decisamente difficile da vivere per uno che come me ha sempre fortunatamente goduto di sole, ampi spazi dove correre (nemmeno fossi un cane!), muoversi, montare e smontare, passeggiare, sdraiarsi e contemplare il cielo e le stelle tutta la notte. E purtroppo qui è proprio dura fare tutto questo.

Sì, Milano mi ha dato e mi sta dando certamente qualcosa: un lavoro a tempo indeterminato - e dunque uno stipendio, che di questi tempi non è affatto poco - e, cosa davvero inaspettata, mi ha pure fatto conoscere una persona speciale che poi è divenuta la mia ragazza. Davvero incredibile. Se a gennaio mi chiedevo quali cose mi avrebbe riservato questo 2009 non posso certo dire che non è stato pieno di novità e di storie da raccontare. Insomma, tutte le nottate passate fino alle 4 di notte a giro per le strade di Milano certo saranno qualcosa che non potrò dimenticare - qualcuno può pensare male ma non ho mai fatto niente di illegale! A me piace girare di notte per la città visto che purtroppo - ma per fortuna - durante tutto il giorno lavoro rinchiuso in un ufficio. Le giornate strapiene di lavoro non le potrò mai scordare (anche perchè hanno occupato il 90% della mia vita milanese!).

Però adesso sono stanco. Stanco di te e ti vorrei proprio lasciare.

Vorrei tornare dalle mie parti: là batte ancora il sole ed anche se fa caldo ci sono ancora gli alberi e l'ombra e l'aria sana. E tutti i soldi del mondo, tutte le carriere e le posizioni professionali da ricoprire proprio non valgono niente in confronto a tutto questo... in confronto alla mia bella ed amata Siena!

9 giugno 2009

Week-end a Barcellona a ritmo di Flamenco


Grande, ampia, spaziosa: c'è posto per tutti. Ed in effetti sembra proprio che ospiti di tutto. Senza fatica alcuna.

Appena tornato da un week-end lungo (comprensivo di venerdì, con arrivo il giovedì sera), assieme a Daniela, la mente torna velocemente alla Ramblas e a quell'atmosfera frizzantina che si respirava nell'aria. Artisti per strada, tanta gente a passeggio, tanti italiani (ma davvero tanti!) che avevano approfittato come noi di un fine settimana di inizio giugno per farsi un bel viaggetto in una città famosa e accogliente - adesso lo posso dire! - come Barcellona.

Barcellona mi ha dato il senso di vivere con meno fretta, meno strees: la gente sembra - e di fatto lo è - più disponibile che in Italia. Gentile l'albergatore che ci ha fatto da guida indirizzandoci a destra e a sinistra, gentili nei negozi - soprattutto "lenti", direi flemmatici: tutto questo si contrappone fortemente alla velocità e alla rapiditià d'azione che quotidianamente vedo a Milano. Un commesso a Milano è generalmente una macchinetta: efficiente, efficace, produttivo, ti dice tutto quel che ti deve dire e ti sorride così che possa passare al cliente successivo.

L'albergo sulla Ramblas è stato davvero un colpo di genio (non mio ma del fratello della mia ragazza! ehehehe): eravamo vicinissimi alle principali mete da visitare e con la metro ci siamo mossi davvero bene. L'albergatore è stato disponibile ed ospitale: se volete fare un giro a Barcellona, tenete ben presente l'Hostal Fernando , sono convinto che non ne rimarrete delusi.

La metro era composta da treni nuovi, climatizzati e puliti - molto diversi dai treni della metro milanese! Un biglietto da dieci viaggi (del costo di 10 euro!) è stato più che sufficiente per tre giorni. La città, sebbene sia grande e piena di gente, è apparsa piuttosto pulita, certamente ben tenuta e con un suo ordine - un ordine talvolta bizzarro e colorato ma piacevole, tipico spagnolo!

Abbiamo visitato alcune opere del famoso architetto Antoni Gaudí come la Sagrada FamiliaParco Güell - dove il caldo ha giocato un brutto scherzo al mio umore! - e Casa Batlló . Abbiamo visitato pure il Poble Espanyol - dove ci siamo gustati una buonissima paella! (ah la voglio ancoraaa!!) - il quartiere della Barceloneta in notturna - mamma che spettacolo passeggiare per il porto... troppo bello! - e l'ultimo giorno, con un buon sole mattiniero, abbiamo pure fatto il bagno e gustato un'altrettanto buona paella in un ristorantino lungo mare. Una sera ci siamo pure gustati uno spettacolo di Flamenco in una saletta di un ristorante sulla Ramblas sorseggiando un gustoso bicchiere di sangria... troppo spettacolare...

Lo definirei quasi...  un viaggio gustoso... :))) Voglio ripartire...

16 dicembre 2008

Milano, un anno dopo

Milano.

Nell'affacciarmi ad un mondo completamente sconosciuto, mi ha sedotto, da subito, fin dai primi colloqui. Prometteva grandi cose: prometteva organizzazione ed efficienza, entusiasmo e voglia di fare. Prometteva occasioni e possibilità, luoghi e persone diversi da quelli incontrati fino ad ora.

E come in un gioco, toccava a me e dovevo tirare il dado ed avanzare di qualche posizione nel gioco del mondo, che non si vince mai, per poter così, al giro successivo, tirare ancora il dado e muoversi ancora, ma da un'altra posizione, da un altro punto di vista, con altri obiettivi, con altre possibilità, con altre vedute, con altri sguardi sul resto delle caselle.

I suoi discorsi così perfetti, le sue linee e le sue curve così attraenti, mi hanno subito colpito. I suoi gioielli sempre luccicanti ed il suo sguardo, ah il suo sguardo ammaliante e sornione, mi ha in pochi istanti fatto dimenticare tutto il resto. Ci casco sempre e non imparo mai, ci sono sguardi ed occhi a cui non so resistere. Il suo vestir di rosso attirava a se, facendo finta di non volerlo, perché è così che si conquista davvero, facendo finta di non voler sedurre. E' così che si seduce irrimediabilmente, è così che si attira la preda nella rete. E' così che un venditore convince l'acquirente a comprare, mostrandosi sbadato e disinteressato alla mossa del cliente, anche se in realtà disinteressato non lo è affatto, anzi.

Le mani delicate, la voce brillante, una certa sicurezza nell'agire, il suo modo di vestire così giusto con la sua corporatura ed i suoi modi garbati talvolta dolci e talvolta misteriosi mi hanno proiettato in un qualcosa di magico ed affascinante, tutto da vivere.

Uscir con lei è come uscire con una star: la gente crede che sia qualcosa che non capita a tutti - non capisce o non pensa che i sorrisi, chiunque li faccia, sono sempre sorrisi e le bastardate, chiunque le compia, son sempre bastardate - e t'invidia, ti guarda mentre cammini per le vie, mentre guardi le vetrine al suo fianco, mentre pensi, di nascosto a quel che farai il giorno dopo e le sorridi.

E ti ricordi di quando ancora non la conoscevi né mai ti immaginavi che un giorno l'avresti conosciuta e ancor più, assiduamente frequentata. Di quando non te ne importava proprio niente di frequentarla, di quando non ti sarebbe mai passato per la testa che forse un po', in fondo, ti sarebbe pure piaciuta. Ma è proprio per questo che puoi frequentarla e sorriderle senza paura, senza farsi spaventare dai discorsi terribili che su di lei vengon fatti e senza farti risucchiare nel vortice e dal pericolo di perder te stesso, di perder la testa, di non saper più chi sei, da dove vieni, come sei cresciuto, cosa ti piace fare e cosa non ti piace fare, dove vuoi andare e con chi ci vuoi andare.

Questa è la forza nel riuscire a star con lei: saper stare anche senza di lei, essere qualcosa anche senza di lei ed apprezzar da morire la sua compagnia, dolce ma frizzante, simpatica e divertente, ogni qual volta ce n'è la possibilità Ma senza lacci, senza catene, senza pensieri per il domani e questa io la chiamo libertà. Profumo di libertà che al sol pensiero mi dà energia e vitalità, voglia di vivere e di passeggiare ancora, nuovamente assieme a lei. O senza di lei.

Perché seppur sappia il suo nome, seppur la frequenti un po', non la conosco nemmeno bene. Non si finisce mai di conoscerla. E seppur le sia vicino spesso le rimango distante. Seppur la viva, non mi lascio uccidere o intrappolare da lei. E mi sento bene.

30 agosto 2008

Pianista in galleria

Milano, galleria vicino a piazza Duomo. Ancora note, succede spesso qui. Fanno suonare artisti al pianoforte e rallegrano l'atmosfera e molta gente si ferma, guarda, ascolta, applaude. Davvero bello, fra negozi e vetrine, soffermarsi anche solo per alcuni istanti ed osservare una donna che offre il suo talento, la sua passione, i suoi dolori, i suoi studi musicali nei pomeriggi invernali quando era piccola ed adolescente. Offre tutto quel che ha, la sua voglia di suonare, le sue speranze per il futuro, la sua voglia di vita vera, l'incanto e la meraviglia provate dal suo cuore in tutti questi anni di sudore, fatica, delusioni, vittorie, conquiste, battaglie. Chissà quante volte ha provato questi pezzi e quante volte li ha sbagliati, per eseguirli adesso da gran maestra. Ma la cosa che mi stupisce, che mi rallegra, che mi colpisce, la cosa che mi ha fatto fermare nel rete che ho sentito da lontano: perchè ciò che è bello è proprio vederla suonare. Con tutta se stessa. Corpo e anima, mente e cuore. E non c'è distanza fra la nota suonata, fra l'incedere delle note che si susseguono, e le espressioni del viso e del corpo tutto quanto. Soffre, quando le note lo chiedono, diventa improvvisamente mossa quando il ritmo cambia, esplode assieme ai suoni e frena quando lo spartito rallenta nel suo avanzare. Questo mi ha profondamente colpito: non c'è distanza tra ciò che è e ciò che fa: lei diviene la musica, la musica  è lei. Almeno per quei momenti. I suoi occhi piani di gioia hanno salutato alla fine il pubblico presente: era quasi imabarazzata per quesgli applausi. Ma sono convinto che avrebbe suonato con lo stesso impeto e la stessa forza, con la stessa immedesimazione, anche se si fosse trovata in camera sua o in un garage sotto il palazzo dove è nata e cresciuta. Sono convinto infatti che non si può fare bene davanti a tutti quel che non si sa fare bene da soli dove nessuno ti vede. Di questo sono profondamente convinto perchè quando uno si allena, quando uno impara, ha bisogno di avere di propri spazi, di propri tempi, di seguire le proprie idee e di provare. Provare e riprovare, per prepararsi. Poi arriva il giorno in cui uno si sente pronto, e c'è la prova del pubblico. Ma deve essere, per lui, come quando non c'è nessuno. Chi riesce a fare questo, e si emoziona per la passione che nasce nel suo cuore per quel che sa fare, fa nascere grandi emozioni nei cuori degli altri, quando lo vedono. Essi infatti, al di là dell'esercizio eseguito, scoprono un viso sereno ed un cuore pulito che non fa le cose per farsi vedere ma per il gusto di farle: e allora le fa bene, con Amore, emozionandosi, ma non emozionandosi troppo per non sbagliare.

22 giugno 2008

Come i piccioni

In questi palazzoni grigi e alti, uno di fronte all'altro, a volte mi sembra di percepire e di capire quel che prova un piccione quando si rintana, a Siena, dentro alle fessure del palazzo comunale.

Ci sono molti buchi fra i mattoni che compongono tutte le pareti del palazzo comunale che giganteggia nel campo di Siena. Quelle fessure servivano, ai tempi in cui è stato costruito il palazzo, ad inserirvi i pali che reggevano l'impalcatura usata dai muratori per poter lavorare. E duqnue quei buchi sono presenti tutt'ora, testimoni silenziosi di chissà quanto lavoro e quanta fatica di molti uomini del passato. Fatica loro, orgoglio nostro di oggi.

Ebbene da questa prospettiva, quando mi affaccio alla finestra, mi sembra di vedere un piccione che si sporge da una di quelle fessure. Premesso che a me i piccioni a Siena mi hanno sempre fatto incacchiare e che li ho sempre odiati (anche perchè c'è sempre il rischio che te la facciano nel capo quando meno te lo aspetti!), figuriamoci che impressione mi faccio se mi paragono ad uno di quegli esseri volanti (che in generale amo) ma che proprio non mi stanno simpatici!



Un amico direbbe... c'est la vie! E l'importante è prenderla con filosofia. Anche perchè prima o poi, da questo buco, spiccherò il volo verso altri lidi. Magari anche non molto lontano, chi lo sa, ma almeno mi abbevererò a Fonte Gaia! ;) (proprio come sta facendo il piccione ritratto nella foto che si sta abbeverando a "Fonte Gaia", una fontana situata in piazza del Campo!)

10 febbraio 2008

Artisti

Sento da lontano una musica e sembra anche molto bella. Così, seguendo le note nell'aria, giungo ad un piccolo gruppo di artisti (che molto probabilmente non si ritiene nemmeno tali o meglio, che probabilmente, ancora non sanno di esserlo!) che si stavano adoperando a dare il meglio di loro stessi a pochi passi da una delle cattedrali più belle e rinomate nel mondo, ovvero il Duomo di Milano.

Ho fatto fatica a scorgerli perchè dinanzi a loro se ne stavano almeno una sessantina di persone, che impressionate da quei giovani si lasciavano coccolare per qualche istante o per diversi minuti dalle dolci noti dei violini che irrompevano col loro messaggio di allegria nel brusio della calca indaffarata dalle compere e dalle passeggiate.




I loro volti passavano dal deciso, allo stanco. E' stato bello vedere l'intesa negli sguardi fra due suonatori che si davano il tempo a vicenda perchè, sebbene ognuno dovesse suonare il proprio strumento, era solo dalla giusta armonia di tutti i presenti che la musica sarebbe stata gradita dagli ascoltatori e dunque, proprio dall'intesa dipendeevano anche i pochi danari guadagnati in quel pomeriggio.

E molto probabilmente quei danari sono già finiti nelle tasche dei genitori di questi giovani talentuosi violinisti che si meriterebbero, certamente, platee ben più rinomate e pubblico più vasto e anche una vita più dignitosa e possibilità concrete per il futuro.

Mi piacerebbe un giorno rivederli in qualche teatro magari in qualche vero spettacolo.



Grazie giovani violinisti per aver incantato il cielo e le nostre orecchie ed aver fatto fermare almeno per un attimo il nostro passo veloce e per aver ristorato il nostro cuore al calore di note talvolta forti e talvolta tenui, proprio come i giorni di un'intera vita: talvolta grigi e talvolta a colori, talvolta rumorosi e a volte silenziosi.

4 febbraio 2008

Gente in metro


I primi giorni che arrivai a Milano, mi colpì una cosa che credo colpisca ogni viandante giunto per la prima volta in una metropoli: la gente della metro.

Gente normale, gente che va a lavorare la mattina e che rientra a casa la sera, dopo aver passato tutta la giornata presso gli uffici o presso le rispettive sedi lavorative. Manager di fianco a muratori, donne in pelliccia accanto a extra-comunitari senza lavoro che forse hanno qualche "lavoro" illegale ma che di sicuro hanno poche occasioni per lavarsi, studenti e adolescienti assieme ad anziani che fanno fatica a muoversi nella fretta della calca.

Uno specchio perfetto della nostra società e delle nostre esistenze che spesso stanno l'una accanto all'altro, sfiorandosi a volte non solo fisicamente, ma senza mai toccarsi, come sconosciuti di fianco ad altri sconosciuti che solo talvolta si sorridono e che il più delle volte fissano il proprio sguardo a terra e guardano altro non appena i propri occhi ne incontrano altri, quasi impauriti dall'essere osservati e dall'osservare.

E in questa vita frenetica e caotica non c'è altro momento per leggere se non durante il viaggio in metro. E così si vedono, seduti oppure addirittura in piedi, operazione ancor più difficile e decisamente rischiosa, uomini immersi nei più svariati tipi di letture, romanzi d'amore, racconti fantasy, quotidiani, riviste oppure i grandi libri del momento, quelli che cavalcano le classifiche delle vendite. Ogni persona s'inabissa nel proprio mondo, distaccandosi così dal resto del vagone, ed è come se stesse da sola anche se in realtà ha qualcuno che gli sta di fianco. Ma non lo vede.

All'inizio è strano... poi dopo un po' ci si fa l'abitudine a vedere le facce lunghe e gli sguardi tristi delle persone che mirano vuotamente il pavimento o che fissano un punto indeterminato dinanzi a se. Tutto sembra divenire normale. L'uomo si abitua a tutto, non di meno al male. Si abitua a tutto e anche molto facilmente. Troppo facilmente.

8 novembre 2007

Milano a prima vista

Milano, grande città, tantissima gente che corre a destra e a sinistra, una vera e propria metropoli.

Milano stravolge ogni possibile aspettativa. Già arrivare la mattina sul posto di lavoro è per la gente una vera e propria battaglia. Salire sulla metro una lotta, spintoni, botte. Si scende, si corre, guaradando sempre l'orologio e sempre controllando chi è intorno a noi per cercare di intuirne i pensieri e le intenzioni.

Milano infatti insegna a non fidarsi di nessuno o di quasi nessuno. I "nostri amici" ovvero coloro dei quali possiamo fidarci subito sono quelli "vestiti come noi". Certo è un discorso super-limitato, ma è un giudizio istantaneo al quale nessuno scappa: se uno è vestito male, il pensiero ti corre subito al portafoglio e "alla tua ricchezza" che gli altri ti possono velocemente portare via.


Milano è lavoro: nessuno torna a casa per il pranzo, tutti mangiano sul posto, nei bar o nei vari punti di ristoro. Ma tutti hanno soltanto un'ora per mangiare, senza poter sgarrare. Se c'è la fila, non mangi o mangi in fretta. Non è un pasto ma un breve momento per ridare al corpo le energie sufficenti per affrontare il pomeriggio.

Milano è un mondo veloce, preciso, ha le sue regole. E' un misto di ricchezze e povertà, di grandezze ma allo stesso tempo di ingiustizia sociale, di manager professionisti e professionali e di criminalità.

In realtà, cercando di scrutare la realtà, si legge fra le righe che, a volte, quelli vestiti per bene, col buon lavoro, sempre sorridenti ed in forma sono i più poveri di tutti, i più poveri di tutto il giochino che ormai è iniziato e che difficilmente si fermerà. Però loro, sorridenti, non lo sanno. O forse a volte se ne rendono pure conto. Ma è difficile cambiare il gioco.