21 agosto 2011

La potenza di un brand positivo come Google

Coltiva bene il tuo brand perché il brand è tutto.

Il brand è tutto: quello che sembra, talvolta, diventa quello che è, anche se talvolta non è. Sembra perfetto, quindi è perfetto, ma talvolta non è perfetto. Quindi se ogni tanto non è perfetto, non sarebbe perfetto - in quanto decade la definizione stessa di "perfezione" - però è praticamente perfetto, perché l'ha fatto Google.

Sembra forse un'idea molto semplicistica ma credo proprio che talvolta a livello inconscio scattino alcuni meccanismi che non controlliamo, come ad esempio "la staticità di giudizio" riguardo alcune cose, come accade per alcuni famosi marchi: per esempio se una cosa è firmata "Google", sembra sia "perfetta e indistruttibile", quasi esistita da sempre e che esisterà per sempre.

Cioè tu dici "questo l'ha fatto Google" e la maggior parte della gente sente come un senso di "garanzia" sul lavoro che è stato fatto. E certo questa garanzia trasmessa inconsciamente agli utenti, Google se l'è creata e coltivata piano piano, tanto da indurla, da crearla nel tempo, tanto da permettere che "questa fiducia prima non esisteva, non c'era, ma poi è nata, è cresciuta e si è consolidata".

E' impressionante come il marchio trasmetta immediatamente qualcosa dopo un certo tempo a chi lo sente, anche soltanto ad orecchio. E sembra che siano strutture e situazioni insormontabili, esistite da sempre, aziende che sembrano quasi semi-dei della situazione. Ma in realtà sono realtà costruite da uomini, come tutte le altre. Se hanno avuto o ottengono maggiore successo è solo perché sono stati mixati insieme ingredienti importanti, nella giusta maniera e ciò ha provocato grande successo.

Sono stati sfruttati i giusti meccanismi, sono state girate le chiavi giuste, è accaduto qualcosa di bello, sostanzialmente.

Non esiste niente di statico nella vita. Niente di definito. Siamo noi che creiamo le definizioni, che prima amiamo gli standard perché ci danno una certa sicurezza - sono "garanzia inconscia" che quel prodotto o quel servizio è valido, testato - e poi ne vogliamo talvolta uscire - quasi raggiungendo un senso di soffocamento e di imbavagliamento dalla "garanzia standard" - per andare a scoprire il "nuovo", il "non testato", l'avventura dell'"open source aperto a tutti", senza chiusure.

Il fatto del brand non è una cosa da poco ed accade anche a scuola o all'università. Il brand positivo o negativo esiste non solo per le aziende ma anche a livello personale, come studente, come professionista nel mondo del lavoro. Se nei primi anni di scuola sei sempre andato bene, potrai godere del parere favorevole dei tuoi professori. I professori universitari talvolta guardano i voti precedenti prima di affibbiarti un voto "troppo diverso" da quelli che ti sono sempre stati affibbiati - quasi avendo paura di uscire fuori dal "tuo trand", quasi temesse di stare sbagliando giudizio su di te e di "farla fuori dal coro". Allo stesso modo uno studente che si dimostra spesso discolo, si poterà dietro la marchiatura di discolo così come una persona a cui viene affibbiata l'etichetta di "svogliato" dovrà compiere attente e mirate operazioni per ribaltare il giudizio degli altri su di lui.

Ed è così che si crea un brand. Nel tempo, con attenzione. Ed il brand è tutto, è quasi tutto. E' quasi garanzia stessa di successi futuri - se è stato costruito un brand positivo a suon di successi - e di un futuro non roseo se è stato costruito un brand non positivo.

Il brand è certamente frutto delle azioni precedenti, ma è anche induttore dei giudizi successivi. Ed è incredibile come sia difficile ribaltare un brand, sia farlo diventare negativo se in partenza era positivo, sia farlo diventare positivo se in partenza, per qualche motivo, fosse negativo.

Il brand è tutto, non serve altro.

3 commenti:

  1. Davvero interessante tutto questo ragionamento. Mi fatto ricordare quante volte, da insegnante, abbia cercato di scrollarmi di dosso il mito del brand (sia positivo che negativo)...insomma l'aspettativa di prestazione nei confronti degli alunni. Qualche volta ci sarò pure riuscita. Ma chissà quante volte no...
    Sandra

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  2. Un ragionamento che non fa una piega.

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  3. @sandra: beh normale. In molti impieghi occorre superare "l'aspettativa di prestazione" e direi anche nella vita stessa. E talvolta credo si faccia peggio a cercare di assolvere a tutte le aspettative, anche se super positive.

    @Adriano Maini: bene, mi piace molto cercare di capire come funzionano certi meccanismi. E' divertente.

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