16 giugno 2010

Affrontare le difficoltà della vita quotidiana

Cactus fiorito in un giardino di una casa sul mare a Monterosso (Cinque Terre, Liguria)
Anche da realtà spinose, possono nascere bei fiori profumati. Anzi, agli occhi del visitatore sembrerà il nascere del fiore ancor più un prodigio, perché nato non da una pianta normale ma in mezzo a molte spine, pungolato da ogni parte, chiamato alla Vita in mezzo a molte difficoltà.

A volte non facciamo altro che cercare di evitare le spine affinchè non ci pungano. E' questa una delle prime cose che s'impara fin da piccoli ovvero ad "evitare i pericoli": presto si capisce che mettendo la mano troppo vicino al fuoco ci si brucia facilmente o che, avvicinandosi ad un vespaio, si finisce con l'essere punti, e magari non soltanto da una sola vespa! Questo comportamento difensivo, è messo in atto anche inconsciamente per tutelare noi stessi dal pericolo e da eventuali dolori provocati da situazioni che sappiamo essere spigolose o che riteniamo tali.

Ma in realtà le spine spesso e volentieri non si possono evitare: vanno affrontate. Ed affrontandole talvolta se ne comprende, come molte altre cose, il loro senso, più difficile da digerire ma fondamentale.A volte non se ne comprende il senso, ma resta il fatto molto semplice che, volendo o non volendo, vanno affrontate lo stesso. E dunque bisogna rimboccarsi le maniche.

Le spine possono essere pungoli, che, sebbene un po' dolorosi, possono spingere a muoversi, a non fermarsi, a non sedersi, a non smettere di riflettere, a non smettere di crescere - che non andrebbe mai fatto a nessuna età della vita!

Le spine possono dunque spingerci alla ricerca, al miglioramento, alla scoperta di cose nuove, alla sfida contro noi stessi per superare i nostri limiti, per spingersi fino al limite dei nostri limiti e vedere quanto si può resistere, superare il proprio sforzo, andare oltre alla propria fatica - che c'è sempre qualcosa di buono alla fine della nostra fatica, quando arriviamo a dire "non ce la faccio più"!

12 giugno 2010

Del pentimento sincero



Il monaco Chu Lai veniva aggredito da un insegnante che non credeva a nulla di ciò che egli diceva. La moglie dell’insegnante, invece, era una seguace di Chu Lai - e pretese dal marito che andasse a chiedere scusa al saggio.

Contrariato, ma non avendo il coraggio di opporsi alla moglie, l’uomo si recò al tempio e mormorò alcune parole di pentimento.

- Non ti perdono - disse Chu Lai. – Torna al lavoro".

La moglie ne fu scandalizzata:

- Mio marito si è umiliato, e voi, che affermate di essere un saggio, non siete stato generoso!

Rispose Chu Lai:

- Nella mia anima non c’è rancore. Ma, se egli non è pentito, è meglio che riconosca di provare rabbia contro di me. Se avessi accettato la sua richiesta di perdono, avremmo creato una falsa situazione di armonia – e questo avrebbe accresciuto la rabbia di vostro marito.


Dalla newsletter Il Guerriero della Luce n. 223 di Paulo Coelho

10 giugno 2010

Micromondi nel mondo


Il mondo sembra tanto grande e con un sacco di possibilità e con un sacco di modi di vivere: sembra, ma non è così!

In realtà il mondo è composto da molti micromondi più piccoli, da sottomondi di sottomondi ma, alla fine della fiera, sono tutti esattamente uguali. Si possono trovare e tracciare i comuni denominatori fra molti comportamenti umani e ritrovare, nei settori più apparentemente lontani e disparati, delle linee comuni notevoli. Con un po' di attenzione si scopre infatti come gerarchie, potere, interessi personali, soldi e molte altre questioni umane determinino comportamenti più o meno buoni delle persone tanto da creare situazioni buone per l'uomo, o al contrario situazioni devastanti dal punto di vista umano e sociale.

L'uomo è sempre molto simile all'uomo: tutti siamo attratti dalle stesse identiche cose.

Solo che alcuni, guidati e ben indirizzati - e lasciandosi guidare - hanno imparato a domare i propri istinti - istinti di potere, denaro, soldi, importanza sociale - e indirizzandoli riescono a viverli nella giusta maniera, con armonia e tutto acquista un senso profondo nella loro vita.

Merito di queste persone è di essersi educate al bene cosicchè ogni cosa prende nella loro vita il giusto posto, le questioni assumono il giusto peso e vengono guardate nel modo corretto, le parole hanno solo il valore di parole, i fatti e le scelte permettono loro di "respirare" ed ossigenarsi godendo del bello che possono godere della loro vita quotidiana, assieme agli altri.

Un ufficio è mondo a se - ed ogni ufficio è uguale e diverso dagli altri, ma tutti fra loro hanno fattori comuni - un quartiere è un micromondo, una città con le proprie tradizioni è un micromondo, uno stato è un micromondo, un gruppo di amici è un micromondo.

Ogni micromondo ha le proprie regole e le proprie gerarchie, spesso e volentieri dettate anche dall'anzianità dei componenti che non sempre corrisponde all'anzianità anagrafica bensì all'anzianità di esperienze relative a quello specifico contesto del micromondo
. I criteri che vanno a generare le "gerarchie di potere" in ogni micromondo, sono diversi da micromondo a micromondo. Non conta solo l'anzianità di esperienza, bensì l'anzianità d'esperienza unita ad una capacità personale di spiccare nel gruppo per qualche qualità, qualità anch'essa strettamente importante in quello specifico contesto del micromondo. E' facile intuire che una qualità fondamentale per "comandare" in un micromondo, è perfettamente inutile e addirittura paradossalmente rifiutata in tutt'altro contesto. Ciò è davvero incredibile ed assurdo perchè, se è vero che esistono dei criteri generali di comportamenti buoni e di comportamenti meno buoni - nel senso di comportamenti salutari e meno salutari per l'uomo in molteplici modi e sensi - com'è possibile che in alcuni micromondi le regole del gioco vengano stravolte e scambiate con i modi giusti e retti del vivere, ed addirittura insegnate ai giovani e propagandate fieramente?

In ogni micromondo i giocatori conoscono bene le regole di quel micromondo e le accettano esplicitamente o implicitamente, ma sempre cosciamente. Anche se da principio per taluni queste regole non dette e non scritte del micromondo possano non essere cosi palesi, ben presto ogni giocatore si accorge di come funziona il gioco in quel micromondo e, da lì in avanti, sa bene che tenendo certi comportamenti si muoverà in una certa direzione mentre tenendo altri comportamenti muoverà la sua "posizione" in altre direzioni: da quando inizia a capire, o accetta le regole, o le rifiuterà, ma difficilmente potrà trovare una terza via anche se talvolta essa è possibile, ma molto più faticosa delle altre ed ancor più nascosta e piena d'ostacoli. Questa terza via non è adatta alla maggioranza dei giocatori.

Ogni micromondo, con fatica e strategia, può essere esplorato e scalato fin quando non si entra nel "gruppo di potere" ovvero il gruppo di persone che in quel contesto ha più potere sociale e "politico" che talvolta, ma non sempre, corrisponde anche al potere economico, altre volte alle esperienze acquisite, come già detto in precedenza.

Il micromondo può essere atto al cambiamento, accogliente, aperto, solo se i membri lo sono singolarmente. Entrare a far parte di un gruppo vuol dire entrare in un micromondo, affrontare le gerarchie implicite ed esplicite che nel tempo si sono consolidate, imparare muoversi nel micromondo con attenzione affinchè non si vada a cozzare subito col capo di turno che con un solo battito di ciglio, in quel contesto, può letteralmente farti fuori: i suoi scagnozzi saranno sempre pronti a dargli ragione in pubblico accrescendo così il loro favore nei confronti di "chi conta". Solo se il micromondo è aperto, allora è facile entrare anche se per "entrare in profondità" i passi sono probabilmente sempre gli stessi, sia nei gruppi chiusi che in quelli più aperti: ci vuole pazienza, non forzare mai la mano più di quanto si vede che si possa fare - ovvero fin quando non disturba l'altro. Così facendo, muovendosi con calma senza voler bruciare le "tappe dell'accettazione", si evita di cadere in un rifiuto quasi automatico da parte di chi, di per se, non ha nessuna voglia e nessun interesse ad accoglierti, ma, entrando in quelle fessure che giorno dopo giorno si presentano, si può piano piano entrare delicatamente e conoscersi, ed entrare nel micromondo. Oppure si può scegliere la strategia inversa: non si aspettano feddback dagli altri e si entra con una certa violenza, ma occorre essere preparati al contraccolpo che il nostro comportamento genererà istintivamente negli altri nei nostri confronti.

Tanti micromondi formano il mondo. Un mondo che sembra tutto uguale visto da questo punto di vista, tant'è vero che esite il detto "tutto il mondo è paese" ovvero che in un paese puoi scovare ed esplorare tutto quanto c'è nel mondo - che tutto il mondo può essere trovato in un piccolo paese sperduto chissà dove - perchè le dinamiche sono sempre le stesse. Quel che cambia sono talvolta l'importanza ed il peso che reggono certe dinamiche, gli interessi che si celano dietro ai comportamenti paesani e gli interessi di chi ha il mondo, proprio tutti i popoli, fra le proprie mani: cambia l'ordine di grandezza, ma non il contenuto.

8 giugno 2010

Sentirsi vuoti come una bolla di sapone


Nel vuoto non c'è proprio niente. Il vuoto è assenza di materia. Il vuoto è svuotezza sia di cose belle sia di cose brutte, dentro di se. Il vuoto è incapacità di sentire sentimenti, di vivere sentimenti, di accorgersi che ci sono cose che fanno piacere e cose che fanno male: il vuoto è vuoto, è il Nulla che avanza.

Nonostante questo anche una bolla di sapone riflette una certa luce e mostra certi colori riflettendo ciò che ha attorno a se ma la bolla di sapone dura poco, basta un piccolo soffio di vento o che incontri il primo ostacolo, e scoppia, dissolvendosi, estinguendosi per sempre.

Una bolla di sapone viene trasportata dal vento, senza sapere dove andare, senza capire dove andrà a finire, senza speranza, con l'unica certezza che, poco dopo, scoppierà.

29 maggio 2010

Content is the King



Quel che conta è il contenuto: dietro l'apparente durezza, dietro la scorza che tutti vedono, c'è tutto un mondo da scoprire, in ognuno di noi!

E' dentro che scorre la linfa vitale, che passano le sostanze nutritive che fanno ergere la nostra figura. Linfa vitale che dà energie a tutto il corpo, a tutti i rami, a tutte le foglie: quando questa cala, allora il corpo è "morto", stanco, fiacco, non si hanno energie per fare niente.

Quando non scorre adeguatamente linfa vitale dentro di noi - quando non permettiamo alla Vita che ci visiti e ci guarisca per ridarci vita - stiamo già imboccando a larghi passi la via della morte. E' allora che più facilmente, nonostante la corteccia esterna, le termiti e tutti gli insetti dannosi trovano spazio e spiragli per entrare e ci mangiano, piano piano, rosicchiando giorno dopo giorno un po' di noi. All'inizio non si nota dall'esterno la presenza e l'effetto di insetti dannosi e rimangono visibili solo agli occhi più esperti e addestrati. Soltanto successivamente, quando s'inizia a scorgere la morte dell'albero - e dunque a vedere l'effetto delle termiti - è allora che ne si scopre facilmente la causa.

A volte le belle corteccie possono ingannare la vista: al suo interno l'albero potrebbe contentere una colonia di termiti devastanti!

Al contrario talvolta si trovano piante ruvide ma ben salde e ricche di tutta la Vita possbile: passare anche solo un'ora sotto all'ombra di quelle piante, è rigenerante. Esse sanno parlare bene al vento dalle fronde che salgono al Cielo e a loro il vento non dice mai di no quando gli chiedono "soffia su questo giovane che è venuto per trovare riposo!".

Le piante ruvide sono le migliore: esse hanno faticato per farsi spazio, hanno sofferto e si sono contorte per trovare la strada buona. Non è stato facile per loro comprendere che quel che non dovevano mai smettere di fare, giorno e notte, era di far circolare quella Vita che potevano sempre trarre dalla Terra Buona. Non è stato facile per loro capire che dovevano solo dissetarsi, ogni qual volta ne avessero avuto bisogno e che l'humus era sempre lì, anche per loro. Per questo sono diventate più ruvide, ma anche più ruvide per le termiti. E più morbide, molto più tenere per chi non si ferma solo alla corteccia, ma guarda dentro, e ascolta il battito del cuore.

20 maggio 2010

Crescere come un bonsai


La cosa più incredibile di alcune specie di piante è che attecchiscono con pochissimo spazio e con pochissima terra: appena trovano uno spiraglino che può portargli Vita, ci fanno crescere le loro radici ed appena arrivano due goccie di acqua piovana riescono a trarne il massimo vantaggio in fatto di energie: e crescono!

Certo non crescono e non divengono molto più alte di quel che possono e rimangono spesso un po' bonsai: ma per le possibilità esigue che la vita gli ha riservato, esse possono, in proporzione, essere molto più cresciute dei più grandi alberi della terra che non hanno avuto difficoltà climatiche o territoriali e che hanno avuto la pioggia quando occorreva, il sole quando avevano bisogno di calore, la terra dove affondare bene le proprie radici, l'humus necessari, anche se probabilmente, non esiste pianta che non abbia dovuto combattere contro il maltempo, le burrasche, la terra arida, il troppo sole: ognuno ha dovuto affrontare le proprie battaglie per vivere, crescere e prosperare.

Una migliore condizione sarebbe forse quella di far parte di un bel campo, curato da bravi contadini. Ma del resto, che merito hanno piante che crescono così? Che merito dà il contadino a piante messe in terra appositamente per produrre frutti? Da loro si pretendono "senza mezzi frondoli" frutti alla stagione dovuta e quasi mai se ne fa l'elogio se non per una produttività molto superiore a quella aspettata a sua tempo. In realtà, molto più facile è che il contadino si lamenti di un albero che, pur essendo stato molto curato, non è cresciuto a dovere e non ha portati i frutti dovuti non ricambiando adeguatamente il tempo, la salute e le energie da lui impiegate per farlo crescere. E se un albero dopo molte cure, non porterà i frutti sperati, il contadino potrebbe ragionevolmente decidere di tagliarlo, estirparlo, e donare quella terra a qualche altra pianta che potrebbe sfruttare meglio le stesse sostanze nutritive: alla fine al contadino che pianta alberi da frutto non interessa altro che i frutti raccolti a fine stagione, per mangiare lui stesso e per dare da mangiare ad altri.

Ma diversa è la storia di un bonsai cresciuto per chiamata della Vita da piccole briciole di terra portate dal Vento. Diversa è la storia di un bonsai che cerca di afferrare con le foglie ogni piccola goccia di pioggia che cade dal Cielo, afferrata come dono desiderato, fatta scorrere lungo tutte le proprie fibre fino a farle raggiungere le radici. Radici che talvolta, nell'aridità e nella secchezza delle stagioni più torride, sembra quasi che si stacchino dall'appiglio a cui si mantengono con fatica, attaccate. Diversa è la storia di un piccolo bonsai che sotto l'azione forte del vento freddo invernale, resiste, con forza, fino allo sfinimento per rimanere attaccato alla Vita, per vivere ancora un giorno in più, per godere ancora del Sole, per contemplare ancora a cuore aperto le stelle e la luna in quelle notti estive che valgono ogni più estenuante sforzo sopportato in inverno, che fanno ringraziare d'essere ancora in vita, che rendono grazie alla fatica attraversata, portata, afferrata, fatica divenuta d'incanto forza, nella stagione fresca e gioiosa sotto il Sole estivo, di una nuova estate che verrà.

19 maggio 2010

Se vuoi capire come funzione una cosa, inizia a farla


Per capire come funziona l'ingranaggio, non guardare le cose dall'esterno: se puoi farlo, entraci dentro, scavale, guardale, vivile. Così potrai farti un'idea reale della questione, un'idea scritta sulla tua stessa pelle dentro ai tuoi giorni vissuti. Non solo chiacchiere da bar, articoli letti sui giornali, racconti degli amici, libri di fior fior di professoroni, bensì, la tua reale e viva esperienza, che vale più di tutto il resto.

Però occhio, poni attenzione a tutto quanto ti accade e a quanto accade attorno a te perchè non c'è bisogno di provare tutto per capire tutto: alcune realtà, alcune situazioni, alcune cose, le si possono capire e "leggere" anche da lontano, senza averle vissute, guardando i frutti che esse producono. Capire prima il pericolo, è sempre meglio che cacciarsi nei pasticci senza riuscire a trovare una soluzione per uscirne, se non in malo modo.

Per esempio, se noti che certi ingranaggi - un certo ambiente - cambiano le persone in un certo modo - un po' tutte quelle che vi passano - non credere che rimarrai intangibile passando dagli stessi posti ed affrontando lo stesso tipo di vita. Certo, non tutte le persone hanno lo stesso carattere, gli stessi interessi, la stessa resistenza, le stesse capacità ed attitudini - potrebbe forse un estroso pittore starsene lontano da colori e tele da imbrattare o un bravo artigiano lavorare ad una catena di montaggio? - ma la stragrande maggioranza delle persone, entrando in un ingranaggio, difficilmente resterà fuori dagli schemi di quell'ingranaggio per molto tempo: è praticamente quasi impossibile!

Certi gruppi si muovono assieme, parlano allo stesso modo, vestono in un certo stile, usano certe espressioni: impossibile appartenere ad un gruppo, un'azienda, una comunità, un'organizzazione e non venire coinvolti da tutto questo, pena la non appartenenza/accettazione in quel gruppo. E si può essere coinvolti, in maniera positiva ed attiva oppure travolti dagli ingranaggi del caso, schiacciati, oppressi, inseguiti, calpestati.

Sono molte le cose che si possono intuire e capire affrontando le situazioni in prima persona ma si può capire molto anche da come altre persone ne affrontano altre, da come le vivono, da come ne parlano, da cosa raccontano, da cosa imparano, da come diventano.

Suda il tuo sudore, affronta i tuoi giorni: ogni giorno c'è certamente qualcosa da imparare, una realtà da scoprire, un ingranaggio da capire, una lotta da affrontare, una parola da dire, un silenzio da custodire.

18 maggio 2010

Conquista la tua libertà - ex i Giudici della nostra vita

Siamo sempre costantemente posti sotto il giudizio degli altri.

Gli altri guardano come ti muovi, come ti attegi, come parli, cosa dici, come ridi, se ridi troppo o più del dovuto - ma più del dovuto rispetto a che cosa? chi stabilisce quanto sia dovuto? - se vesti bene o se vesti male, se sei alla moda o se non lo sei, se ci stai dentro o se ti vedono fuori. E se ti vedono fuori, per loro, sei fuori.

Puoi essere anche la persona più intelligente del mondo, una persona per bene, una persona semplice, ma nessuno scappa dal giudizio degli altri. Anzi, più cerchi di essere una persona semplice, alla mano e disponibile nei confronti degli altri e più vieni giudicato come "un sempliciotto" e "un leggerino".

Quando lasciamo che questi giudizi c'inchiodino, rimaniamo imbrigliati in quelle reti invisibili che ostacolano il viver bene le nostre giornate e ci sottoponiamo al giudizio vivendo con pesi sulla spalle che abbiamo lasciato metterci addosso dagli altri. Quando invece, coscienti di chi siamo, ce ne freghiamo del giudizio degli altri e scegliamo la libertà di essere semplicemente noi stessi nella banalità di quel che siamo, istantaneamente rinasciamo e riusciamo a godere di ogni attimo vissuto.

Essere se stessi, sentirsi sempre a casa ovunque si è e con chiunque si abbia di fronte, è una libertà da raggiungere e da conquistare. Sentirsi liberi è una delle cose più belle del mondo, più gratificante e che fa stare bene. Sentirsi liberi non dipende dai comportamenti e dagli atteggiamenti degli altri ma dipende solo da noi stessi.

16 maggio 2010

Collaborare attivamente


Collaborare è cosa ben più difficile di realizzare da soli. Fare i conti soltanto con se stessi, è sempre molto più semplice che farli con qualcun altro anche se, lavorando o creando da soli, non si ha altro punto di vista se non il nostro e dunque, probabilmente, saremo rapidi e veloci nello scegliere una soluzione, ma la soluzione non sarà mai al di fuori delle nostre poche conoscenze - visto che non avremo nessun altro con cui confrontarci!

Cooperare è decisamente non facile: fare di più teste una sola testa, fare di più veduta una sola via, credo sia una delle cose più difficili che esistano. Occorre porsi degli obiettivi comuni, raggiungerli assieme, sommare e moltiplicare le forze di ognuno con quelle degli altri, cosa molto bella e apparentemente semplice sulla carta, cosa complicatissima nei fatti reali. Mettere assieme molte persone diverse, far collaborare molte personalità, è davvero un compito arduo, una sfida che, nonostante le tecnologie e tutta la nostra "potenza moderna", rimane tutt'oggi viva ed aperta.

Perchè ognuno vuole dire la sua, vuole avere ragione, vuole dire la cosa più intelligente, vuole che la propria opinione sia tenuta in considerazione, desidera che le proprie capacità vengano messe in risalto, vuole che la propria personalità non venga messa in secondo piano rispetto a quelle delle altre: ognuno vuole in qualche modo essere il primo, il più ben visto, quello più vivace, il più simpatico, il più contento, quello che non si scompone mai, il migliore insomma, in qualsiasi modo si possa essere il migliore. Questa caratteristica della personalità di ognuno, che un po' tutti riportiamo in qualche modo, che spicca in ognuno in una qualche maniera, che in tali momenti si accentua ed in tal altri si placa, è la caratteristica che più ostacola la collaborazione fra le persone per fare qualcosa insieme.

La collaborazione fra più persone, affinchè sia attiva e positiva e riesca a raggiungere buoni obiettivi, implica che al centro della discussione non siano poste le varie individualità, bensì l'argomento stesso della disputa: al centro della tavola deve esserci l'argomento, la trattativa a cui ognuno, al proprio turno, può attingere o dare qualcosa, arricchendo il piatto, colorandolo, insaporendolo, mescolando gli ingredienti, aggiungendone qualcuno, improfumando il tutto. Alla fine della rionunione, quel che dovrà uscire fuori, sarà qualcosa di buono da mangiare, qualcosa che non dovrà essere buono soltanto per coloro che lo hanno preparato, bensì, che risulti davvero speciale per chi lo assaggerà.

La discussione stessa non deve essere portata avanti in base alla propria sola personalità ma pensando costantemente al risultato finale, a quel che uscirà fuori dal forno, a quel che i clienti che andranno ad assaporare quei piatti avranno da dire a riguardo, a quel che essi si aspettano di mangiare, a quel che è buono ch'essino gustino ed assaporino. Uscire dai propri panni di pizzaiolo per entrare nei panni del turista che arriva così che, da pizzaioli, è possibile preparare qualcosa di davvero gustoso ed allettante sia agli occhi che al palato affamato del viandante di passaggio!

Collaborare significa dunque diminuire il livello della propria individualità a beneficio della discussione globale, per costruire assieme qualcosa di concreto, utile, utilizzabile dagli altri, a disposizione degli altri, espandibile, modificabile, aperto.

13 maggio 2010

Gli inganni delle luci attraenti


E' facile talvolta lasciarsi ingannare dalle luci che si vedono da lontano: brillano, sembrano segnare una strada anche di notte, ci lasciano persino attraversare fiumi e costeggiare facilmente laghi, seguendole, fasci di luci che dalla terra sembrano toccare il cielo. Promettono gioia, divertimento, felicità, sicurezza economica: tutto quello che ogni uomo vorrebbe, tutto ciò di cui hai bisogno.

E così le si seguono perchè sappiamo, seguendole, dove giungeremo, o almeno questo è quello che crediamo.

E così giungiamo in quei locali, illuminati, e scopriamo un mondo che non ci aspettavamo: tutti parlano allo stesso modo - c'è un modo corretto ed uno non corretto di parlare, di esporsi, di riferirsi agli altri - tutti si muovono allo stesso modo - devi avere quel passo, quella cadenza, quel tono nella voce - tutti guardano bene con chi stanno parlando e poi, se conviene, aprono la bocca - e, o lo insultano o lo tengono a distanza, o lo adulano, a seconda di cosa convenga fare nella circostanza, per guadagnare qualcosa.

Sono le molti luci che ingannano. Quando si accendono troppi riflettori, quando la nostra attenzione è catturata da troppe cose, si perde la focalizzazione di ciò che è davvero importante, si perde la strada delle cose buone perchè appunto ci si lascia attrarre da mille cose che non portano a niente. Più che guardarsi dentro, più che muoversi verso un vero rinnovamento di se, più che costruire qualcosa di davvero bello e che rimanga nel tempo, si vive di niente, si muove il nostro corpo verso qualcosa di esterno, si lotta per acquistarsi un'automobile che ci condurrà in altri luoghi, si fatica quotidianamente per avere il necessario per sentirsi appagati - sentirsi appagati soltanto dopo, quando abbiamo raggiunto il nostro obiettivo - si suda e si fatica nella polvere, nel deserto.

Fuori ci sono le luci che attirano ma la realtà, vista da dentro il locale è molto diversa di quella esposta nei pannelli pubblicitari che chiamano, attirano, bramano le tue attenzioni. Animazioni e colori sgargianti, belle donne o uomini in giacca e cravatta che desiderano farti entrare nel giro, nel giro che conta: puoi accrescere quello che sei, "diventare qualcuno".

Una volta entrati dentro, dopo aver fatto qualche giro ed aver conosciuto qualche noto frequentatore di quei posti, dopo aver preso qualcosa da bere, non c'è più niente da vedere, niente più da imparare se non il fatto che, probabilmente, anche se non fossimo entrati in quel locale, non ci saremmo persi niente. Perchè anche a vederlo da fuori si poteva intuire quel che abbiamo proprio visto e toccato con mano: bastava guardare le facce della gente che usciva fuori dopo una serata. 

La faccia già dimostra tanto di quel che si è incontrato, di quel che le luci attraenti ci possono fare incontrare. Non tutte le luci che incontriamo, per quanto siano grandi ed ampie, per quanto facciano "baccano" e squartino il cielo, indicano il cammino buono: non tutte segnalano un porto sicuro dove approdare e trovare accoglienza, anzi, le più segnalano solo qualche scalo dove non si può far altro che fare un piccolo approdo per poi ripartire in fretta, se non ci si vogliamo lasciare le penne, o la vita intera.